Salvare le api per salvare l’economia Un terzo del nostro cibo dipende dagli insetti impollinatori. Senza il loro contributo si stima un danno di oltre 15 miliardi di euro l’anno per l’agricoltura UE.

di Bruno Lanata

20 maggio 2020 – Oggi si celebra la terza Giornata mondiale delle api, un evento istituito dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 2017. La ricorrenza è anche l’occasione per lanciare un grido d’allarme: “dobbiamo salvare le api”. La sopravvivenza di questi insetti è infatti sempre più minacciata dall’uso di pesticidi, dall’inquinamento e dai cambiamenti climatici. Basti pensare che in Italia, in soli cinque anni, sono stati persi oltre 200 mila alveari.
Se questi preziosi insetti sparissero, le conseguenze sulla produzione alimentare sarebbero devastanti. Oltre l’80 per cento delle specie coltivate in Europa dipende dagli insetti impollinatori.
L’opera delle api garantisce infatti la riproduzione del 78 per cento delle specie di fiori selvatici e dell’84 per cento delle specie coltivate nell’Unione Europea. Gran parte della frutta e della verdura consumata nel nostro continente dipende dalle api. Il loro declino ha quindi una diretta conseguenza anche sull’economia: la produzione agricola europea, resa possibile grazie agli impollinatori, vale 15 miliardi di euro all’anno. Una ragione in più per cui occorre salvare le api.
E dobbiamo agire in fretta. In questo momento, in Europa, è a rischio estinzione una specie di api su dieci, un destino che coinvolge altre specie di insetti impollinatori quali le farfalle. Un rischio che non risparmia neppure il nostro Paese.
“Nella giornata mondiale delle api – ha affermato il ministro dell’Ambiente Sergio Costa – vogliamo ricordare quanto questi insetti siano fondamentali per la nostra vita e per l’ecosistema. L’impollinazione è un servizio ecosistemico importante che va assolutamente preservato, in linea con le iniziative Ue a favore degli impollinatori. In questa settimana della natura che quest’anno abbiamo voluto lanciare, vogliamo tenere alta l’attenzione sulla tutela della biodiversità in tutte le sue sfaccettature, dal turismo sostenibile nei parchi alla conservazione delle api e delle tartarughe, per stimolare gli italiani a riscoprire la natura e la sua magica bellezza. La sua valorizzazione è fondamentale in questo momento di ripresa post-Covid, in cui il ritorno alla normalità passa anche attraverso l’immersione nel verde”.
Il ministero dell’Ambiente sta infatti mettendo in campo un’azione per frenare il declino degli insetti impollinatori. Almeno il 40 per cento degli apoidei selvatici (ossia la superfamiglia di insetti che comprende anche le api da miele) è minacciato di estinzione e il 30 per cento delle farfalle è in declino continuo da almeno trent’anni.
Per dare un’idea dell’importanza socioeconomica della produzione di miele, è utile ricordare che – secondo quanto riferito dall’istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) – in tutta l’Unione Europea ci sono almeno 600 mila apicoltori, che gestiscono 17 milioni di alveari e producono circa 250 mila tonnellate di miele l’anno.
Ma l’utilità delle api va oltre la produzione del miele: il loro ruolo è fondamentale per la produzione alimentare e per l’ambiente. E, in questo, sono aiutate anche da altri insetti come bombi e farfalle.
Una situazione di allarme ribadita con ancor maggiore drammaticità dalle parole del presidente di FederBio Maria Grazia Mammuccini. “Le molteplici crisi che stiamo attraversando a livello globale, da quella ambientale e climatica a quella sanitaria, sono facce della stessa medaglia, conseguenza in gran parte del nostro impatto sugli ecosistemi naturali che ci sta portando a un’emergenza dietro l’altra”, ha sottolineato Mammuccini. Per questo anche in agricoltura “è urgente puntare al recupero degli ecosistemi e a superare un modello intensivo basato sull’uso dei pesticidi che mettono a rischio la sopravvivenza delle api e di tante altre specie. È questa la sfida principale per il futuro”.
“Il declino degli impollinatori è associato a una serie di fattori che spesso agiscono in sinergia tra loro: distruzione, degradazione e frammentazione degli habitat, inquinamento da agenti fisici e chimici, cambiamenti climatici e diffusione di specie aliene invasive, parassiti e patogeni”, ha affermato Alessandro Bratti Direttore Generale ISPRA. “La gravità della situazione è testimoniata da una serie innumerevole di studi e ricerche, incluso un recente rapporto dell’Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services, la massima autorità scientifica mondiale in tema di biodiversità, e da una serie di misure a tutela degli impollinatori assunte nel contesto delle politiche, nazionali e comunitarie, nei settori dell’agricoltura, dell’ambiente, della salute, della ricerca e dell’innovazione”.
È proprio per sensibilizzare l’opinione pubblica sui rischi ambientali legati alla scomparsa di questi preziosi insetti che l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha deciso di istituire la Giornata Mondiale delle api. E la scelta del 20 maggio per la ricorrenza non è certo casuale: è infatti il giorno in cui è nato lo sloveno Anton Janša (Breznica na Gorenjskem, 20 maggio 1734 – Vienna, 13 settembre 1773) noto soprattutto per essere stato uno dei precursori della moderna apicoltura.
Un evento che quest’anno possiamo celebrare firmando una petizione speciale: l’Iniziativa dei Cittadini Europei (Ice) “Save Bees and Farmers! Verso un’agricoltura favorevole alle api per un ambiente sano”. La raccolta firme è promossa anche da Cambia la Terra, il progetto voluto da FederBio e sostenuto da Legambiente, Lipu, Medici per l’ambiente e Wwf.
La richiesta prevede di eliminare completamente i pesticidi di sintesi dai campi entro il 2035 partendo dalle sostanze più pericolose, con un primo step dell’80 per cento al 2030. Occorre quindi ripristinare gli ecosistemi naturali nelle aree agricole affinché l’agricoltura possa diventare una forza motrice per il recupero della biodiversità. Un profondo processo di riforma di tutto il settore agro-alimentare che si realizza dando priorità all’agricoltura biologica e di piccola scala, diversificata e sostenibile.

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