Burocrazia: vincolo o opportunità. Una struttura amministrativa funzionale e ben organizzata è indispensabile per il funzionamento dello Stato, e costituirebbe un aiuto per il cittadino.

a cura di Bruno Lanata
15 aprile 2020 – Alcuni anni fa, Sergio Marchionne, riferendosi alle motivazioni per cui gli investimenti esteri nel nostro paese fossero così bassi, affermava che “queste ragioni si chiamano burocrazia, servizi, infrastrutture, tasse e costi di gestione. Dalla mia esperienza personale, ho visto che i vincoli burocratici alla fine proteggono aziende inefficienti, aziende che non hanno prospettive di sviluppo (…). La burocrazia non fa che alimentare se stessa. Perché porta la società a chiudersi a riccio, a proteggere quello che già esiste, senza mai affrontare le sfide del cambiamento”.
Oggi, seppur in una situazione caotica come quella che vive attualmente l’amministrazione pubblica, caratterizzata sia da intedisciplinarità di competenze, sussidiarietà orizzontali e verticali (…) sia da una pluralità di Enti, occorre forse ripensare in modo nuovo il concetto stesso di burocrazia.
Ma cos’è la burocrazia? Nell’enciclopedia Treccani (on line) la burocrazia viene indicata come “L’insieme di apparati e di persone al quale è affidata, a diversi livelli, l’amministrazione di uno Stato o anche di enti non statali”.
Certo l’estensore della voce non può ovviamente evitare di fare riferimento a Vincent de Gournay l’economista francese che nella prima metà del XVII coniò il termine ammantandolo di quell’accezione negativa che conserva ancora al giorno d’oggi.
D’altra parte una diversa visione vede nella burocrazia “l’organizzazione nella quale lo svolgimento delle attività – specificatamente quella amministrativa – è affidato a enti che agiscono ne rispetto dei regolamenti”.
Su questo fronte l’elemento chiave viene quindi spostato sul “rispetto dei regolamenti”: ribadendo a questo modo che, in un sistema che voglia essere veramente democratico, la “regola” rappresenta un’indispensabile garanzia di equità.
Da questo punto di vista, chi propugna concetti quali “basta con la burocrazia” viene visto come un nichilista vittima di un tragico equivoco: vale a dire che la liberalizzazione – tanto per le aziende quanto per il cittadino – deve giocoforza passare attraverso le forche caudine di una riconquista della libertà d’azione all’insegna di un liberismo privato di qualsiasi regola.
Eppure la “regola” dovrebbe costituire la “sana ossatura” del corpo di una società piuttosto che essere sentita come un vincolo.
Così se da una parte ne consegue una visone decisamente negativa della burocrazia intesa come insieme indistricabile di “lacci & lacciuoli”, dall’altro si manifesta la necessità di un’organizzazione amministrativa che muova un decisivo passo verso la semplificazione. È per chiunque ovviamente insensato richiedere di procedere a più adempimenti quando ne sarebbe sufficiente uno. Ancor peggio se anche quell’unica richiesta dovrebbe e potrebbe essere evitata se la documentazione può essere direttamente acquisita dell’ufficio competente. Cosa resa oggi possibile dal supporto informatico di cui l’amministrazione pubblica è ampiamente dotata.
Nello snellimento burocratico risiede quindi la “formula” capace nel contempo di sgravare l’utente e di liberare l’apparato amministrativo dagli inutili appesantimenti.
Ecco perché, anche all’interno dei sistema, è ormai assodato che se non è possibile azzerare la burocrazia è assolutamente necessario rivederla organicamente nel suo insieme – in una sorta di Glasnost – per adeguarla, attualizzarla alle condizioni del mercato e alle esigenze del cittadino, rendendola più semplice e, al contempo, più efficace.
Forse un’Utopia dalla cui realizzazione dipende però il futuro del nostro Paese.

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