Come trasmettere ai bambini i valori del cibo Intervista alla dottoressa Francesca Noli

L’educazione alimentare costituisce un momento fondamentale per avviare il bambino a comportamenti corretti nei confronti del cibo, gettando le basi per un adulto capace di scelte consapevoli.

Dottoressa Noli, qual è l’età più adatta per avviare questo processo educativo?

In realtà l’educazione al gusto inizia ancor prima della nascita, è un percorso che parte sin dal liquido amniotico, nel grembo materno. Il bambino impara a riconoscere i sapori dei cibi assunti dalla mamma durante la gravidanza. Poi, il processo prosegue durante l’allattamento al seno. Questo, oltre ad apportare al bambino tutte le sostanze essenziali alla crescita, costituisce un momento di grande esperienza sensoriale.
Esiste, infatti, una profonda differenza tra il latte materno e quello artificiale. Questo ha sempre lo stesso sapore, l’altro stimola differenti sensazioni gustative e olfattive; in quanto le caratteristiche del latte materno variano anche in base a quello che mangia la mamma.
A questo proposito bisogna sfatare la convinzione che occorra astenersi dal consumare alcuni cibi, quali cavoli, broccoli o asparagi, in quanto potrebbero rendere sgradevole il sapore del latte. In realtà, se la mamma li ha già assunti durante la gravidanza o li consuma in quantità moderata, nell’ambito di una dieta equilibrata, non è detto che il bambino debba per forza rifiutare il seno. Anzi questi sapori più decisi possono costituire un arricchimento delle sue esperienze gustative.

Quali indicazioni ci può dare in merito all’allattamento?

Le linee guida introdotte dalle più recenti indicazioni scientifiche consigliano l’allattamento al seno esclusivo fino ai sei mesi. Dopo può iniziare l’alimentazione complementare, integrata, se lo si desidera, dall’allattamento fino all’anno di vita.
Il latte materno è anche preferibile in quanto i latti artificiali non forniscono un equivalente apporto di proteine funzionali come gli anticorpi, la lattoferrina e il lisozima, importanti per la difesa dell’organismo contro batteri, virus e funghi. Inoltre, con l’allattamento al seno il bambino acquisisce meglio una corretta regolazione del senso di sazietà che previene il rischio di sovrappeso e obesità.

Attualmente si sta diffondendo l’allattamento libero o a richiesta: vale a dire la consuetudine di attaccare al seno il piccolo quando piange. Questa viene presentata come una modalità che tiene maggiormente conto delle naturali esigenze del piccolo, tra cui il rispetto dei ritmi del sonno. Per contro, questa modalità non sempre concorda con le esigenze della famiglia. Secondo lei quale può essere la migliore soluzione?

Non di rado mi capita di vedere mamme che hanno appena partorito, che attaccano il bambino al seno dieci, dodici volte al giorno. Questa consuetudine è nata dal fatto che si è spinto all’eccesso il concetto di dieta libera. Ma dieta libera non significa che il bambino debba essere allattato ogni volta che piange.
Anche perché il pianto può avere molteplici cause e significati, oltre a segnalare che il bambino ha fame.
L’allattamento libero non solo può trasformarsi in una forma di schiavitù per la mamma ma – visto che in definitiva costituisce un’anticipazione del bisogno – può spingere il bambino, una volta cresciuto, a cercare nel cibo una forma di consolazione o quale valvola di sfogo di fronte alle difficoltà.
Bisogna considerare che abituare il bambino ad alimentarsi in modo programmato non significa volergli meno bene. Significa, piuttosto, guidare il bambino verso una routine scandita in modo regolare dalle poppate, che non va sentita come un’imposizione egoistica da parte dell’adulto nei confronti del piccolo, ma come una soluzione che va a vantaggio tanto della madre che del bambino. Educare vuol dire guidare, non significa dire sempre e solo sì. In ogni caso occorre sempre agire seguendo un approccio educativo finalizzato a condurre il bambino a vivere un rapporto sereno con il cibo.

L’abitudine di somministrare ai bambini bevande a base di estratti vegetali, come infusi o tisane, può rappresentare un modo corretto per dissetare i bambini?

Sono sempre stata convinta che l’acqua sia la risposta migliore. Già il latte è costituito per più dell’80 per cento da acqua. Quindi, non è certo necessario somministrare ai bambini tisane di alcun genere. Non parliamo poi dei succhi e di altre bevande similari che hanno una percentuale di zuccheri che supera il 15 per cento.

E per quanto riguarda l’uso del biberon?

L’utilizzo del biberon non dovrebbe spingersi mai oltre i ventiquattro mesi, ma è consigliabile iniziare la fase di distacco intorno ai 18 mesi. Anche perché succhiare è una cosa piacevole; quindi il bambino tende a finire tutto quello che c’è nel biberon e, di conseguenza, potrebbe mangiare più del necessario. Inoltre, si è anche visto che il suo impiego può favorire la formazione di carie.

Le tradizionali regole dello svezzamento sono oggi messe in discussione. Al posto di un percorso che segue un calendario ben preciso nell’introduzione degli alimenti si sta affermando la tendenza a seguire i tempi del bambino e i suoi segnali, introducendolo da subito ai cibi che si mangiano in famiglia, purché sani ed equilibrati. Cosa ne pensa del cosiddetto autosvezzamento?

Alla nascita, siamo naturalmente portati ad autoregolarci. Poi cominciano le pressioni sociali, a partire dai famigliari, che temono sempre che il bambino non mangi a sufficienza o fremono per fargli assaggiare cibi diversi dal latte. C’è quindi una certa tendenza ad anticipare i tempi dello svezzamento, introducendo la frutta già verso i cinque mesi.
In realtà si raccomanda l’introduzione di cibi diversi dal latte a partire dai sei mesi: quando il bambino può stare seduto a tavola nel suo seggiolone, con la testa diritta, insieme al resto della famiglia. Vede gli altri mangiare e dimostra interesse e curiosità verso il cibo e comincia ad afferrarlo, a portarlo alla bocca.
Per il bambino è importante vedere e di conseguenza assaggiare quello che mangiano gli altri famigliari. Bisogna ovviamente stare attenti, e proporre cibi sminuzzati, che non provochino rischi nella fase di deglutizione.
Ma c’è anche un ulteriore aspetto interessante legato al rendere partecipe il bambino al momento del pasto: quello di diventare occasione per migliorare l’alimentazione di tutta la famiglia, orientandola verso cibi più salutari ed equilibrati.
Non ci deve essere contraddizione fra quanto mettiamo nel piatto del bambino e quello che mettiamo nel nostro piatto.
Non possiamo pretendere che nostro figlio mangi il pesce, la frutta o la verdura quando noi ci limitiamo a qualche piatto pronto riscaldato al microonde. Certo possiamo imporglielo per un certo tempo, ma prima o poi i nostri figli ci inchioderanno dicendoci: “Ma tu cosa mangi?”.

Verso quali alimenti occorre orientarsi?

Ovviamente verso cibi di buona qualità, semplici, che devono essere sminuzzati, tritati, schiacciati. Prediligere frutta di stagione, cereali vari: non solo pasta o riso. Non bisogna poi dimenticarsi dei legumi che hanno un buon valore nutrizionale e un elevato potere saziante. E poi pesce, uova, formaggio.
Si consigliano alimenti poco ricchi di sale che, comunque, non deve essere mai aggiunto ad altri cibi. Vanno bene invece insaporitori quali le erbe aromatiche fresche o essiccate.
Come condimento si può utilizzare l’olio extravergine di oliva, in piccola quantità.

Come occorre comportarsi per insegnare ai bambini a mangiare di tutto?

Innanzi tutto non bisogna forzare i piccoli all’accettazione di nuovi cibi per non ingenerare un rifiuto che può essere anche permanente nei confronti di alcuni alimenti. Una situazione che spesso crea una spirale ansiogena in cui vediamo la madre, sempre più preoccupata, che propone sempre nuovi piatti pur di far mangiare il figlio.
Per contro, a volte sono gli stessi genitori che frenano un’evoluzione del bambino nella naturale scoperta di nuovi alimenti, proponendo una dieta poco variata.
Ci sono bambini di tre anni che arrivano alla scuola materna avendo ancora come alimento privilegiato il latte.
Anche in questo caso occorre mantenere un approccio che non deve essere rigido. Bisogna sempre promuovere l’assaggio e comunque una condivisione dell’esperienza del pasto.
Fondamentale è anche coinvolgere i nostri figli nella fase di preparazione del pranzo. Troppe volte i bambini non hanno neanche la minima idea di come vengono preparati i piatti più banali. E c’è un altro momento importante da preservare: quello dell’attesa prima di andare a tavola, quando il profumo che si diffonde nell’aria stimola i succhi gastrici.
Con i bambini ho svolto, per anni, attività di laboratorio sensoriale sul gusto. Negli incontri si partiva dalla fase di acquisto.
Imparare a fare la spesa vuole dire saper operare delle scelte.
Vuole dire imparare ad essere un consumatore consapevole.

E come ultimo consiglio?

Tanto movimento. Occorre sempre spingere i bambini all’attività fisica. Renderla una buona abitudine, associandola al gioco, allo stare insieme all’aria aperta.
Poca televisione: solo dopo i due anni e al massimo per un’ora al giorno.
E, in ultimo, ricordiamoci che il cibo è solo uno dei nutrimenti.
Perché si può e si deve nutrire il bambino anche con la musica, la lettura, il gioco.


Allattare al seno
Per almeno 6 mesi, può proseguire come integrazione fino a 12 mesi
Svezzamento
Introduzione cibi complementari a 6 mesi
Apporto proteico
Controllato (in particolare nei primi 2 anni)
Bevande caloriche
Evitare l’assunzione sistematica di succhi, tisane, soft drink, ecc.
(da 0 a 6 anni)
Biberon
Da sospendere entro i 24 mesi; iniziare la fase di distacco
intorno ai 18 mesi
Mezzi di trasporto
Asilo/scuola a piedi, no passeggino dopo i 3 anni
Controllo crescita
Osservare con il pediatra la curva di crescita
TV, videogiochi
Solo dopo 2 anni. Massimo 8 ore/settimana
Gioco, stile di vita
Regalare giochi di movimento, feste-gioco
Porzioni corrette
Uso di un Atlante Fotografico delle porzioni alimentari con il pediatra. Scaricabile dal sito www.scottibassani.it


Francesca Noli, laureata in Scienze Biologiche, specialista in Scienza dell’Alimentazione e in Igiene, giornalista pubblicista. Ha svolto attività di ricerca presso la State University of New York a Purchase (NY) ed è docente di Master in alimentazione per nutrizionisti. Dal 2013 tiene workshop e seminari sul mindful eating, tecnica che utilizza come supporto nel percorso di dimagramento e riequilibrio alimentare. Esperta nutrizionista per la trasmissione “Cambio vita… mi sposo!” per Sky, ha pubblicato La dieta anti-tumore (Red Ed., 2013), Dieta per immagini (Red Ed., 2013), e Dieta mindful (Red Ed., 2014). www.francescanoli.com

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