Il Faust di Goethe in arabo Antroposofia nel mondo: Egitto

Il 29 ottobre 2005, probabilmente in prima mondiale, sono state rappresentate per la prima volta all’Accademia Sekem, delle scene tratte dal Faust di Goethe.

di Sebastian Jüngler

Via evolutiva
Il 29 ottobre 2005, probabilmente in prima mondiale, sono state rappresentate per la prima volta all’Accademia Sekem, delle scene tratte dal Faust di Goethe. Per Christoph Graf l’allestimento (la realizzazione, la messa in scena), oltre a offrire agli studenti di euritmia un’occasione pratica di lavoro, è stata anche un’opportunità per introdurre il pubblico egiziano all’euritmia che dal Corano conosce, infatti, già la problematica del Faust, della ricerca di equilibrio tra bene e male.
“In Egitto la donna non è solo una timida ragazza che fa tappezzeria.” Christoph Graf è appena arrivato dall’Egitto al Goetheanum e ci parla del suo allestimento del Faust. “La donna sta sullo sfondo della vita pubblica, ma in famiglia è una sovrana assoluta.” Parliamo di Gretchen che nella versione tedesca viene rappresentata bionda, ma che nella versione Sekem ha, naturalmente, i capelli neri. “Nella nostra realizzazione” incalza Graf  “Gretchen è più drammatica; l’interprete è più consapevole di sé, più seducente.” A questa stregua vengono rivisitate immagini del Faust che sino a oggi erano scontate. A farlo è Graf stesso, che in quanto ex-membro del gruppo teatrale del Goetheanum, conosce bene il Faust.

Goethe e l’Islam
Sotto a questa vernice piuttosto esteriore, quello che conta, per Graf, è che anche nella cultura araba, nel Corano, esiste l’esperienza primigenia delle due tensioni animiche, del sentirsi dilaniati tra cielo e inferno, anche se ciò avviene meno in base a una filosofia di cui ci si è appropriati e impadroniti, quanto piuttosto in base a un’esperienza interiore e nel contesto degli incontri umani. Essa vive, ad esempio, come amicizia cordiale nel rapporto insegnante-allievo di Faust e Wagner. Anche Mefistofele è concepito in modo più umoristico, addirittura sarcastico anche se meno intellettuale; è visto come un saggio Jin, spirito di coboldo simile a un burlone, così come lo definisce Goethe nel prologo.
Ciò nonostante anche Graf ha accettato dei limiti. Nella scelta delle scene, che durano circa due ore e mezzo, certune, connesse al cristianesimo, sono state scartate, come quelle che manifestano la devozione di Gretchen per Maria; alcuni versi sono stati modificati (“Cristo è risorto” è diventato “Il divino redime l’uomo caduto”). In questi punti Graf sottolinea quanto intensamente nel quotidiano egiziano, nella concreta dedizione umana, egli percepisca un’azione cristiana, soprattutto nei confronti dei poveri o nella cura agli anziani.
sekem1Quanto al contesto politico, invece, bisogna andare cauti, cosa in cui va reso merito a Goethe. Goethe, infatti, con la sua conoscenza del mondo arabo e il suo forte interesse per l’Islam è ben noto negli ambienti colti; le sue opere sono state tradotte in arabo, anche se non il Faust. Per questo nell’arco di due anni è stato realizzato un testo il più possibile aderente all’originale goethiano.
Il Faust sia con scene quali quella del “Prologo in cielo” (cori di arcangeli) e del “Carcere” (angelo), sia con singole entità quali lo spirito della Terra, Pudel e spiritelli, offre a Graf buoni spunti per far conoscere meglio nel Paese l’euritmia inserita nel dramma.
Per il suo lavoro Graf si è avvalso della collaborazione della compagnia teatrale amatoriale di Sekem, di cinque attori professionisti nei ruoli principali, del lavoro recitativo del coro composto da cinque insegnanti che, grazie alla recita del Corano, conoscono la Sprachgestaltung, e di cinque studenti di euritmia.

Promozione dell’euritmia
Christoph Graf, infatti, dopo avere diretto sino al 2002 la Akademia di arte euritmica ad Aesch in Svizzera, è ora il responsabile della formazione degli euritmisti dell’Accademia Sekem. Graf conosce quindi le diverse premesse corporee e mentali dei differenti ambiti culturali. Ha notato che le forze vitali degli studenti egiziani tra i 22 e i 30 anni sono più intatte di quelle dei coetanei europei. Egli lo attribuisce alle diverse condizioni esistenziali. In Europa regna una maggiore agitazione febbrile, la famiglia non ha più la grande importanza che ha invece in Egitto e anche la vita religiosa non è così profondamente radicata. Per questi motivi, in Egitto, l’euritmia viene accolta con minori pregiudizi e in modo più immediato dagli studenti; le persone sono un po’ come il deserto: “Se non si annaffia ogni giorno, l’impulso dissecca.” Grazie al “profondo ancoraggio religioso, ai cinque momenti di preghiera quotidiana che vengono rispettati non meccanicamente, ma per esigenza”, gli studenti sono comunque abituati alla “continua ripetizione degli esercizi esenti da noia”, ripetizione che è la base di ogni attività artistica e non viene sempre accettata da tutti gli studenti europei. Secondo Graf, in Egitto l’abilità degli studenti nell’appropriarsi di qualcosa attraverso l’imitazione e la venerazione, per prenderne così consapevolezza, è grande.
A Graf sta a cuore questo progetto artistico che ritiene possa aprire agli esseri umani vie di ulteriore evoluzione (anziché ricevere dall’esterno degli ‘aiuti allo sviluppo’ che, assieme a coloro che sono venuti ad aiutare, si ritirano senza lasciare dietro di sé nulla di permanente).
In proposito il Faust è strumento ideale anche per mettersi in relazione con la cultura egiziana. Per questo, dopo le prime quattro rappresentazioni dell’autunno dell’anno scorso (prima per amici del Sekem e poi per tutti i collaboratori del Sekem), il 7 marzo c’è stata a Sekem una rappresentazione per attori, registi, direttori di teatro, rappresentanti delle università americane e delle scuole tedesche.
La collaborazione tra attori, euritmisti e coro recitante, realizzata in quest’occasione per la prima volta, proseguirà, inoltre, in altri progetti. Graf pensa a un dramma di Ahmed Taymour, poeta che vive al Cairo, che ha trattato un argomento faustiano, quello della vita che si manifesta in polarità quali nord e sud, est e ovest, povero e ricco, buono e cattivo. Prima, però, il gruppo spera di poter rappresentare ancora il Faust in città. È, comunque, già stato deciso che Faust parteciperà al festival internazionale del teatro che si svolgerà nella nuova biblioteca di Alessandria.

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L’esperienza di SEKEM

a cura della redazione

L’Accademia Sekem, dove Christoph Graf ha allestito il suo Faust arabo, è parte integrante di un più vasto progetto, nato in Egitto dalla volontà del dottor Ibrahim Abouleish, che abbiamo avuto il piacere di conoscere durante la sua visita al nostro Centro nel novembre 2003.
“Una comunità in cui persone di tutte le nazioni e culture lavorano e studiano in pace e in armonia come fossero parti di una sinfonia; una comunità in cui sono riconosciute le attitudini di tutte le persone, indipendentemente dal ceto sociale, dall’età e dal livello di consapevolezza; una comunità viva e in costante evoluzione che mantiene la sua dinamica attraverso la tensione verso la scienza dello spirito; una comunità che persegue la verità e la tolleranza, mettendo generosamente le proprie conoscenze al servizio della terra e dell’uomo; una comunità in cui modestia e diligenza prevalgono su vanità e privilegi e tutti gli sforzi sono benedetti.”
È con questa visione che, dopo 21 anni trascorsi in Europa, il dottor Abouleish, nel 1977 ritorna in Egitto e, a 60 chilometri dalla capitale, fonda Sekem, la prima azienda di agricoltura biodinamica strappata a 125 acri di deserto.
Già nella scelta del nome Abouleish comunica chiaramente le sue aspettative e delinea un futuro brillante: il termine sekem nella traslitterazione dei geroglifici significa “vitalità dal sole”.
E, infatti, col tempo Sekem ha attinto la sua vitalità anche dal sole d’Egitto, divenendo oggi una importante realtà nazionale e internazionale, che comprende un complesso di iniziative economiche sociali e culturali con il principale obiettivo dello sviluppo sostenibile per l’individuo, la società e l’ambiente. L’interazione nel lavoro fra le diverse sfere della vita – economia, società, cultura – perseguite anche attraverso l’insegnamento della scienza, dell’arte e della religione, hanno portato alla realizzazione della visione del dottor Abouleish: una vasta comunità in cui i lavoratori, a qualsiasi livello, divengono parte attiva e cosciente del proprio sviluppo e di quello della propria comunità.

sekem4Una realtà viva e attiva
Utilizzando l’agricoltura biodinamica, inizialmente sotto la guida dell’agronomo tedesco G. Merckens, Sekem si dedica alla coltivazione di piante medicinali. Presto diversifica la sua produzione e vede ampliarsi il numero di aziende biodinamiche associate, fino a contare, oggi, oltre 150 aziende sparse in tutto l’Egitto per un totale di circa duemila ettari di coltivazioni e una filiera produttiva completa che va dalla raccolta al confezionameno di prodotti freschi e lavorati. I prodotti, certificati dalle principali istituzioni internazionali (Demeter, EC, Pharmacopea Europea, Ifoam, Iso 9001…) sono esportati in Europa e Stati Uniti attraverso partnership basate su un’interazione attiva che tiene conto dei bisogni e delle indicazioni di tutte le parti interessate nella filiera.
Le circa duemila persone impiegate nelle diverse iniziative Sekem sono costituite nella Cooperativa dei Lavoratori Sekem, una vera e propria comunità di persone unite e motivate dal costante alto livello di apprendimento che viene loro garantito dall’appartenenza a Sekem, dalla possibilità di esprimere liberamente ogni singola idea circa il procedere del proprio modello di sviluppo e dalla consapevolezza di appartenere a una comunità in cui ogni membro è responsabile per sé e per gli altri. Ogni compagnia e istituzione della rete Sekem ha il suo addetto al personale, il quale è responsabile degli interessi dei lavoratori e della qualità dell’ambiente di lavoro. È lui che organizza l’addestramento, i corsi di aggiornamento, i programmi sanitari.
Nella visione di Abouleish, però, non si può considerare risolta la questione dello sviluppo della comunità semplicemente risolvendo gli aspetti economici, pur se con attenzione all’ambiente e al benessere dell’uomo. E così, nel 1984, Abouleish fonda la Società per lo Sviluppo Culturale (SCD, Society for Cultural Development), inizialmente concentrata su progetti di alfabetizzazione di base. La sua missione è “elevare il benessere del popolo egiziano rendendolo capace di determinare e realizzare autonomamente il percorso di sviluppo sociale e culturale più appropriato alle proprie esigenze”. Alla base del progetto educativo – che pone l’accento sulla libertà, la partecipazione e l’integrazione con il fine di diffondere consapevolezza e autodeterminazione attraverso lo studio delle arti e delle scienze e incoraggiando una presa di coscienza etica e morale – abbiamo il Kindergarten, dove i bambini dai 3 ai 6 anni seguono uno specifico percorso pedagogico atto ad assicurare il massimo sviluppo cognitivo attraverso l’esperienza diretta e l’interiorizzazione della vita e delle cose.
La scuola primaria e secondaria, che attualmente ospita circa 300 ragazzi, accoglie giovani cristiani e giovani musulmani, incoraggiandoli a vivere in armonia rispettando le diverse pratiche religiose. Riconosciuta dal Ministero dell’educazione egiziano, la scuola di Sekem propone nuovi percorsi pedagoci che si affiancano all’insegnamento ‘tradizionale’: attraverso l’euritmia, l’artigianato, la danza, la musica e la drammatizzazione si lavora sullo sviluppo complessivo dell’individuo.
Accanto alle scuole ‘di base’, la SCD realizza percorsi professionali incentrati sulla valorizzazione delle vocazioni personali, programmi di ‘alfabetizzazione’ per i giovani fra i 10 e i 14 anni, corsi di educazione degli adulti che toccano gli interessi più urgenti della comunità.
Nella visione di una comunità nella quale tutti i membri portano il proprio contributo e si sentono parte integrante del tutto, non manca un programma di ‘educazione speciale’ rivolto a persone con problemi psichici o fisici.
Il quadro della comunità autosufficiente e autonoma disegnato da Abouleish si completa con il Centro Medico, che offre un servizio completo di assistenza sanitaria alle comunità rurali, e comprende oltre ai trattamenti per la cura e la prevenzione delle malattie, progetti legati a tutti gli aspetti della salute pubblica, con particolare attenzione alla salute delle donne.

L’Accademia Sekem
L’Accademia Sekem per le Arti Applicate e le Scienze è un’associazione di ricercatori e artisti internazionali che sviluppa idee e progetti finalizzati alla soluzione dei problemi pratici che emergono all’interno del processo di sviluppo, ponendo al centro del dibattito il valore dell’esistenza umana. L’obiettivo di rendere ogni comunità indipendente e autonoma nel suo sviluppo viene perseguito attraverso un approccio che fonde insieme arte, scienza e studio dello spirito umano.
Oltre al regolare lavoro di ricerca e supporto, l’Accademia Sekem tiene corsi e seminari al fine di stimolare un percorso qualitativo, multidisciplinare e partecipativo nell’identificazione dei bisogni della comunità.
Nel campo più strettamente artistico, l’Accademia ospita spettacoli ed eventi di varia natura e tiene corsi di arte teatrale. Periodicamente, un gruppo amatoriale di lavoratori Sekem mette in scena opere teatrali presso l’Accademia. Il gruppo teatrale ha partecipato nel 2002 al Festival Internazionale per il Teatro Sperimentale del Cairo con l’opera Il gobbo di Notre Dame di Victor Hugo.

Tratto da: Artemedica n.3/2006