Giovani e social media Le nuove tecnologie costituiscono sicuramente una grande opportunità ma possono anche rappresentare un grave rischio, soprattutto per i più giovani. Una situazione che pone gli adulti di fronte all’assunzione di precise responsabilità.

Viviamo oggi immersi nella società liquida della comunicazione globale, dominata dai media elettronici, da Internet e dai social media. Un mondo dove, soprattutto per i più giovani, risulta sempre più difficile delineare in modo netto il confine che separa ciò che è reale da ciò che è virtuale. Per anni, in molti avevano sostenuto l’illusoria visione che la Rete rappresentasse una dimensione a sé, un universo ideale dove tutti avrebbero potuto esprimersi, confrontarsi, scambiare informazioni e opinioni. Uno spazio libero e democratico in cui anche l’economia, la new economy (1), avrebbe potuto espandersi, liberata da vecchi vincoli e costrizioni.

La storia ha nel tempo rivelato che la “realtà” della Rete non è poi così idilliaca. Lo stesso Tim Berners-Lee, co-inventore insieme a Robert Cailliau del World Wide Web (www), manifesta – in un’intervista apparsa su The Guardian il 12 marzo 2017 – le proprie preoccupazioni per tre rischiose tendenze che stanno prendendo campo nella Rete. Il primo rischio riguarda la privacy degli utenti, che rinunciano al controllo diretto sui dati personali e sul come e quando condividerli. Ulteriore criticità è costituita delle false notizie, le cosiddette bufale o fake news, veicolate per creare disinformazione.(2) L’ultimo aspetto riguarda la mancanza di trasparenza su contenuti e spot politici.

Oltre a questo, fatto ancor più grave, si riscontra la crescente frequenza con cui si verificano truffe e casi di violenza psicologica, con il rischio concreto per i navigatori inesperti di finire tra le spire di vere e proprie “bande” criminali. Fenomeno questo amplificato dal rapido diffondersi dei social media e del loro utilizzo indiscriminato da parte dei più giovani.

La storia di Lys

Lys (ovviamente un nome di fantasia) è una quindicenne sveglia e carina. Con le sue coetanee condivide la passione per Internet e i social. Trascorre così gran parte del suo tempo in compagnia del suo smartphone a navigare e a chattare. A scuola dimostra un certo impegno e i voti non sono male: si potrebbe dire che se la cava senza infamia e senza lode. E poi è una ragazza che non ha mai dato particolari problemi, per cui i genitori non si preoccupano più di tanto. “Dai, molla quel telefonino e vieni a darmi una mano”, la incalza la mamma. Ma, per il resto, la lasciano fare. In fondo si tratta di un passatempo innocuo, pensano. Null’altro che un gioco tra ragazze.

Certo, solitamente è così. Apparentemente è così. Fino a quando, un giorno, Lys viene attratta da un annuncio nella pagina del suo profilo: “Vuoi diventare modella? Partecipa al nostro concorso. Inviaci un sorriso”. Lei si lascia tentare. In fondo cosa c’è di male. Scatta il selfie e lo invia. È l’inizio di un incubo. Perché da quel momento le pretese delle persone con cui si è messa ingenuamente in contatto si fanno sempre più pressanti. All’inizio cerca di rispondere alle richieste: una foto a figura intera, una in costume. Fino a quando non le chiedono di inviare un foto in cui deve essere completamente nuda.

A questo punto non sa più che fare. Si sente in trappola. Capisce il proprio errore e decide di parlarne con la madre. Insieme cercano di porre fine a questo ricatto, ma si trovano a dover affrontare una situazione più grande di loro. Non solo quelli che possiamo chiamare aguzzini non demordono, ma contrattaccano. Creano falsi profili della ragazza in cui pubblicano fotomontaggi in cui il viso di Lys è sovrapposto a corpi ritratti in posizioni oscene. E minacciano: “Se non fai quello che ti diciamo, inviamo il collegamento ai tuoi amici.” Si tratta chiaramente di un falso, ma la situazione mette madre e figlia in un pesante imbarazzo.

Si rendono conto di essere cadute nelle grinfie di una banda di pedofili e del grave rischio che stanno correndo. È chiaro che da sole non ce la possono fare. Si rivolgono ai carabinieri e parte la denuncia, ma l’indagine non è facile e la procedura per bloccare l’azione dei pirati informatici si rivela lunga e complessa. Anche perché le sedi dei social network si trovano solitamente all’estero, e i responsabili delle strutture – anche se animati da buona volontà e pronti ad accogliere le legittime istanze delle vittime – devono districarsi fra le migliaia e migliaia di richieste da cui sono subissati.

E poi intorno ai social network ruotano enormi interessi finanziari internazionali, per cui risulta impossibile arginarne la dilagante espansione. Chi non ha un proprio profilo? Chi non chatta o naviga per seguire le community e condividere foto, conversazioni, link, messaggi vocali, post e così via?

Ormai la bestia che si annida all’interno di quelli che vengono chiamati in modo edulcorato “new media” o “media elettronici” estende i suoi tentacoli: e non è facile tagliarli. Moderna Idra capace di rigenerare e moltiplicare le sue teste, mostro di cui neppure i suoi stessi creatori riescono più ad avere il pieno controllo. Occorre pensare che i pedo-pornografi e, in genere, i malintenzionati che si annidano sul web sono tutt’altro che degli sprovveduti o degli improvvisatori. In genere si tratta di persone intelligenti, con buone competenze informatiche, comunque superiori alla media. Sono in grado di seguire per mesi le tracce telematiche della propria vittima, avvalendosi di programmi appositamente elaborati, per carpire quante più informazioni possibile sui suoi amici, su abitudini, vizi e punti vulnerabili. Riescono così a definire un profilo dettagliato che consentirà loro di sferrare un attacco mirato, improvviso, che coglie il più delle volte la vittima impreparata, incapace di rendersi conto del potenziale tranello.

Così, il malintenzionato venuto a sapere delle disavventure scolastiche di Sandro (che da tempo ha individuato come potenziale preda) provvederà a scrivere un’email dicendo, pressappoco: “Ciao Sandro, sono Gigi, il cugino di Alessio. Ti ricordi ci siamo conosciuti ai parchi di Via Noli. Alessio mi ha detto che ultimamente sei in difficoltà con la matematica. Certo che la Marchetti è proprio un’arpia. Se vuoi posso darti una mano. Io sono piuttosto bravo in matematica”.

Ovviamente, tanto Alessio che i parchi sono riferimenti reali, così come reali sono il cugino Alessio e il nome della professoressa e le difficoltà scolastiche di Sandro: tutte informazioni che sono state raccolte intercettando chat e posta elettronica della potenziale vittima. Inoltre, il malintenzionato ha anche affinato una capacità espressiva che utilizza termini gergali ed espressioni in codice proprie del linguaggio giovanile, con frasi, locuzioni ed emoticon come, ad esempio: ‘c6’ al posto ‘ci sei’, ‘6 3mendo’ in luogo di ‘sei tremendo’, o ‘scialla’ al posto di ‘stai tranquillo, calmati’.

Ora la trappola è pronta. Se il malcapitato risponde si troverà presto avvolto in una tela di ragno che, via via, si avvinghierà intorno a lui. Imprigionandolo. Certo, per evitare conseguenze, sarebbe sufficiente telefonare ad Alessio e chiedere se veramente ha un cugino di nome Gigi. Ma il cacciatore ha il vantaggio della sorpresa. Decide lui dove, come e quando colpire. E non sempre la preda ha la lucidità necessaria per fiutare la trappola ed evitarla.

Alcune avvertenze

Per questo risulta fondamentale che i genitori, prima, e gli educatori, poi, seguano costantemente bambini e ragazzi indicando loro chiaramente rischi e vantaggi insiti nel mondo di Internet e dei social. Secondo quanto contenuto in un documento diffuso dall’Associazione francese di assistenza ambulatoriale pediatrica (AFPA), sarebbe opportuno che i bambini non utilizzassero Internet prima dei 9 anni. E quando lo fanno dovrebbero essere seguiti da un adulto – un insegnante o un genitore – che spieghi regole e rischi connessi all’uso del web. Fondamentale è che prendano coscienza del fatto che quanto viene pubblicato diventa di pubblico dominio.

Ugualmente debbono capire che non tutto quello che è pubblicato è sempre veritiero o legittimo. Concetti non facili da assimilare per un bambino. Solo dopo i 12 anni i ragazzi possono iniziare a navigare da soli su Internet. Occorre comunque adottare precise cautele e definire precise regole di utilizzo legate a tempi e modi di accesso al computer. Inoltre, è opportuno che i genitori – cui inevitabilmente compete la responsabilità primaria per la formazione dei propri figli – continuino a mantenere una costante supervisione sulle attività del ragazzo, avvalendosi anche dei sistemi di controllo parentale di cui i browser sono dotati.

Smartphone e adolescenti

Gli aspetti cui abbiamo qui accennato non cessano di esercitare la loro influenza con il superamento della pubertà, anzi sembrano manifestarsi con ancora maggiore veemenza nel periodo adolescenziale. Per i ragazzi, il possesso di tablet e smarthpone non solo è un chiaro status symbol ma anche un mezzo con cui mantengono i contatti con la propria comunità, con il gruppo ristretto o allargato dei propri amici e conoscenti.

Come è evidenziato dalle esperienze degli operatori che da anni seguono da vicino gli aspetti del disagio giovanile nelle sue mille sfaccettature, il problema non sono i giovani, ma la mancanza di relazione con gli adulti. Spetta agli adulti – i genitori in primo luogo, ma anche gli insegnanti, e in genere tutti quanti svolgano un ruolo educativo formativo, nelle discipline artistiche come nello sport – il compito di indicare ai ragazzi le prospettive di crescita umana, scolastica e professionale. Di fungere da guida, da modello. Troppe volte l’attenzione riguardo ai problemi giovanili si manifesta – soprattutto attraverso i media – con la denuncia del reato, dopo che questo è ormai stato compiuto. Quando l’impegno deve piuttosto essere rivolto alla prevenzione: occorre intervenire prima che la situazione si incancrenisca. È necessario quindi mettere in campo tutte quelle iniziative, a livello familiare e sociale, volte a bonificare quel terreno paludoso dove più facilmente si manifestano i casi di abuso. Un’azione di contrasto che vede schierate in prima fila la famiglia e la scuola, dove si deve realizzare un contesto educativo incentrato sull’ascolto del ragazzo e sull’attenzione alle sue necessità.

a cura di Bruno Lanata


(1) Con new economy si intende quell’insieme dei fenomeni economici, ma anche sociali e culturali, associati all’impetuoso sviluppo delle tecnologie dell’informazione e delle comunicazioni (Information and Communication Technologies, ICT), che ha caratterizzato l’ultimo scorcio del XX secolo a partire dagli Stati Uniti per poi estendersi agli altri Paesi industrializzati. Le imprese appartenenti ai settori economici da cui trae origine questo sviluppo si sono caratterizzate per ritmi di crescita sostenuti e hanno dato vita a un mercato estremamente ampio e dinamico. (fonte: www.treccani.it/enciclopedia)

(2) Il termine inglese fake news indica articoli redatti con informazioni inventate, ingannevoli o distorte, resi pubblici nel deliberato intento di disinformare o far diffondere bufale attraverso i mezzi di informazione tradizionali o via Internet, per mezzo dei media sociali. Le notizie false sono scritte e pubblicate con l’intento di attrarre il lettore o indurlo in errore al fine di ottenere finanziariamente o politicamente – spesso con titoli sensazionalistici, esagerati o palesemente falsi – la sua attenzione. (fonte: wikipedia)