Immersioni: emozioni e rischi

a cura di Bruno Lanata
1 luglio 2020 – L’immersione in apnea rappresenta una vera e propria attività sportiva che può essere praticata da chiunque segua uno stile di vita sano ed equilibrato. Ovviamente, è indispensabile una buona condizione fisica e una solida competenza tecnica unite a capacità di autocontrollo e rilassamento.
La pratica di questa disciplina può regalare notevoli benefici fisici con il miglioramento dell’agilità, del tono muscolare e dello stato psichico, ponendo in risalto il controllo della respirazione; pratica molto utile a chi soffre di asma e di sindrome ansioso-depressiva.
Svariate ricerche hanno confermato che il tono dell’umore può essere regolato dalla produzione di neurotrasmettitori attraverso tecniche di controllo del respiro.
È ovvio – ma è bene ribadirlo – che quanto riportato ha un carattere puramente informativo. I non esperti, per poter affrontare un’immersione, devono sempre rivolgersi a personale professionalmente qualificato e, in caso di necessità, occorre sempre ricorrere all’intervento degli operatori sanitari.
In ogni caso, è sempre necessario prestare massima attenzione e agire con grande prudenza. Immergersi può offrire grandi emozioni, ma celare, nel contempo, rischi più o meno gravi che possono essere evitati, o comunque ridotti adottando un comportamento adeguato. Fondamentale è non oltrepassare mai i propri limiti, avendo sempre accortezza di valutare con attenzione anche le condizioni atmosferiche generali (condizioni del mare, temperatura dell’acqua, vento, correnti, etc.) e l’eventuale presenza di specie pericolose (meduse, attinie, murene, razze, scorfani, etc.).
Tra gli incidenti che con maggiore frequenza colpiscono l’apneista troviamo la sincope (perdita di coscienza) e può essere anossica da apnea prolungata, che colpisce prevalentemente in risalita dopo un’immersione profonda.
Nella fase precoce è sufficiente estrarre il soggetto dall’acqua e praticare la respirazione artificiale.
Nella fase successiva, detta “sindrome bagnata” a seguito dell’ingresso di liquidi nelle vie aeree, si verifica arresto cardio-respiratorio ed anossia cerebrale acuta.
In questo caso il soccorso con le classiche manovre di rianimazione cardio-respiratoria deve essere eseguito nel modo più rapido possibile.
Nella sincope riflessa invece la causa va ricercata nel brusco contatto con l’acqua fredda dopo una lunga esposizione al sole che determina un maggiore afflusso di sangue agli organi periferici, specialmente viscerali (congestione addominale) con conseguente ipossia encefalica ed inibizione del centro respiratorio.
Non va dimenticata infine la possibilità della rottura della membrana del timpano che può essere evitata praticando la manovra di “compensazione” che consiste nel soffiare tenendo il naso tappato come si fa in aereo durante la fase di atterraggio. In questo modo l’aria iniettata nell’orecchio medio, attraverso la tromba di Eustachio riporta il timpano “in equilibrio”, tra la pressione esterna aumentata (1 atmosfera ogni 10 metri di profondità) e quella dell’orecchio medio che rimane costante.

Decalogo per subacquei
1) Visita medica e controllo otorinolaringoiatrica (ORL) che consente di diagnosticare eventuali patologie all’orecchio, al naso e alla gola.
2) Evitare di fare le ore piccole e di bere alcolici la sera prima di un’immersione.
3) Mangiare leggero ed aspettare comunque la fine della digestione.
4) Avere un minimo di preparazione fisica (yoga, training autogeno)
5) Evitare tensioni psichiche e muscolari (influiscono sulla capacità di trattenere il respiro).
6) Avere sempre almeno un compagno con noi.
7) Usare sempre la boa segnasub (le imbarcazioni devono passare almeno a 100 metri di distanza).
8) Evitare di toccare tutto ciò che si vede ed incuriosisce.
9) Effettuare le manovre di compensazione salva-timpano appena si avverte un leggero fastidio senza aspettare di sentire dolore.
10) Sciacquare bene maschera e pinne con acqua dolce dopo ogni immersione senza lasciarle troppo al sole.

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