Impariamo a fare a meno della plastica Il 12 settembre ricorre la giornata internazionale contro i sacchetti di plastica.

13 settembre 2019
Istituita nel 2009 da The Marine Conservation Society (MSC), una società inglese no profit dedicata alla conservazione dell’ecosistema marino, è diventata oggi una ricorrenza all’insegna della sostenibilità e del rispetto per l’ambiente, in cui si cerca di combattere uno dei prodotti in assoluto più dannosi per il nostro pianeta: la plastica.
Una giornata per sensibilizzare, per capire che il divieto dei sacchetti non biodegradabili, la messa al bando dei prodotti di plastica monouso (quali alcuni tipi di cotton fioc, posate, piatti, bicchieri e cannucce) rappresenta un grande passo avanti nella giusta direzione, ma non è certo ancora sufficiente. L’Europa è il secondo produttore al mondo di plastica dopo la Cina, ed è ancora troppo elevato la quantità di plastica dispersa nell’ambiente: 100 milioni di tonnellate, di cui tra il 10 e il 20% finiscono negli oceani.
In Italia, l’introduzione di sacchetti riutilizzabili ha prodotto una riduzione del 55% di quelli usa e getta, ma la strada è ancora lunga. Legambiente ha recentemente ricordato che a partire dal 2017 siano stati eliminati 4 shopper su 5 non ecologici, ma i rifiuti, anche quelli che si trovano nelle spiagge e nei mari, per la maggior parte dei casi sono di plastica. Anche perché il nostro Paese, già leader del consumo pro capite annuo di bottiglie di plastica, usa tra i nove e i dieci miliardi di sacchetti di plastica l’anno, circa 150 a testa. Con una concreta riduzione rispetto agli anni passati, ma con evidenti problemi legati al riutilizzo della plastica in ogni sua forma.

Ma a rendere ancora più drammatica la situazione è la preoccupante notizia sulla quantità di plastica ingerita dall’uomo. Secondo lo studio No Plastic in Nature: Assessing Plastic Ingestion from Nature to People condotta dall’Università di Newcastle a nord di Sydney per il WWF, ogni giorno “mangiamo” circa 50 grammi di plastica l’anno. Questa si trova per lo più disciolta nell’acqua, sia di superficie ma anche nelle falde, ma è anche presente in altri alimenti come i frutti i di mare, nella birra e nel sale.

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