La Cattedrale di Chartres Fabio Delizia

I Misteri dell’Eterno Femminile e l’Antroposofia.
Esistono sulla terra luoghi sacri, le cui origini si perdono nella notte dei tempi e nelle leggende. Le loro caratteristiche sono molto peculiari e la loro fama ha attraversato i tempi e la storia dell’uomo. Uno di questi luoghi è Chartres, nel nord della Francia, dove sorge ancor oggi la famosa Cattedrale gotica. Essa è un vero gioiello del medioevo giunto intatto fino ai giorni nostri. È nota in tutto il mondo per le sue splendide vetrate, i cui colori, “blu” e “rosso” sono così unici ed inimitabili da far sì che si parli del “Blu di Chartres”.

Possiamo considerarla come la prima cattedrale gotica: è perfetta nella sua architettura, nelle sue forme, sculture, vetrate, iconografia, e cosa incredibile rispetto a tutte le altre cattedrali, essa è stata costruita in soli trent’anni! È veramente un lasso di tempo infinitamente breve se confrontato con quello degli altri cantieri di cattedrali gotiche. Questo prodigio, ha permesso che l’iconografia della cattedrale di Chartres sia omogenea: noi troviamo qui uno stile architettonico e iconografico che attraversa tutti i 2500 metri quadrati di vetrate e le oltre 2100 statue dei portali. Basterebbe già questo a renderla unica; se poi pensiamo che Chartres nel XIII secolo non era che un piccolo paesino sperduto nella piana della Beauce, allora vien da chiedersi come mai, proprio lì sia sorta, in così poco tempo, una tale meraviglia, in uno stile architettonico assolutamente nuovo per l’epoca. E dove si sono trovate le risorse economiche, materiali e le conoscenze per realizzarlo in così poco tempo? Vediamo appunto come Chartres sia densa di misteri, e la sua storia, come accennavo all’inizio, si perda nella leggenda.

La Cattedrale sorge su un poggio granitico che fora la piana calcarea della Beauce, un poggio granitico considerato sacro già tremila anni fa. Mille anni prima di Cristo, infatti, questo luogo era considerato sacro da popolazioni celtiche che lì vi praticavano culti. Giulio Cesare nel suo “De Bello Gallico” ci racconta di queste popolazioni: li chiama i Carnuti. Sembra che anche l’etimologia della parola Chartres, derivi da “Carnut-Is”, dove “Is” è il luogo sacro. Quindi Chartres è il luogo sacro del popolo dei Carnuti.

Tutti i luoghi sacri sono stati formati da correnti spirituali particolari, condotte da uomini di grande saggezza. La scienza dello Spirito di Rudolf Steiner ci racconta come l’umanità antica fosse sostanzialmente diversa da noi; come nel passato ogni essere umano possedesse una veggenza atavica che ha perso in seguito con il progredire dell’evoluzione, con l’inserimento nel mondo materiale e con la nascita della relativa coscienza pensante moderna.

Abbiamo un’immagine di questo processo nel mito di Odisseo che acceca il Ciclope Polifemo dopo averlo ubriacato. Si tratta appunto della perdita della visione atavica, onnicomprensiva e gigantesca del terzo occhio (“data” dalla natura) ad opera del pensare intelligente che compare nella storia con la filosofia greca (rappresentato qui appunto da Odisseo e dalla sua arguzia). Questo perdere la veggenza innata ha permesso all’essere umano di sentirsi un “io” dentro il proprio corpo e di sentirsi libero dalla conduzione spirituale del cosmo. Il senso di questa separazione, di questo “crepuscolo degli dèi”, è quello di ritrovare quindi la strada ai mondi spirituali, liberamente, individualmente. L’opera e la vita di Rudolf Steiner, il più grande iniziato veggente moderno, sono proprio questo: nella sua persona vediamo quindi come “una primizia” tra gli uomini, la realizzazione di un “pensare vivente” che indaga, non in uno stato mistico, non in trance, i mondi spirituali – in lui vediamo un pensare cosciente, scientifico, che indaga e conosce i mondi spirituali. La sua Antroposofia è appunto una vera e propria scienza, che però non si ferma al visibile, ma ascende fino ai mondi invisibili.

Sono sempre esistiti nel passato dell’umanità centri misteriosofici, diretti da grandi iniziati veggenti che conoscevano il senso e la meta del cammino umano. I misteri dell’Irlanda (Hibernia) sono tra i più alti e spirituali dell’umanità antica. I druidi, che praticavano le azioni di culto al Sole sul promontorio di Chartres, appartenevano sicuramente a quella corrente. Una corrente che lo Steiner chiama in certe occasioni il “cristianesimo precristiano” o cristianesimo pagano.

In effetti la distinzione tra paganesimo e cristianesimo è una peculiarità dell’umanità che ha perso i contatti con i mondi spirituali. I Druidi veggenti vedevano dentro la natura un tessere vivente di esseri soprasensibili, li vedevano negli elementi della terra, dell’aria, dell’acqua e del fuoco, nella voce del vento e nella pioggia che cadeva. Essi riconoscevano nel Sole, il sommo spirito solare che si sarebbe incarnato nel centro dell’evoluzione umana in un essere umano: il Cristo. “Cristo” infatti deriva dal greco e vuol dire “Unto solare”. Le forze divine solari hanno compenetrato, hanno unto, il miglior corpo umano generato dall’umanità, nel centro dell’evoluzione. A quel corpo umano si è dato il nome di “Salvatore” (questo significa “Gesù” in ebraico) e nel Battesimo del Giordano esso venne unto dal sommo essere solare, dal Cristo (le immagini del mondo dell’arte hanno sempre rappresentato questo momento con una colomba che scende sopra la testa di Gesù). Si tratta di cose enormi che in questo contesto si possono solo accennare, conoscenze che l’umanità moderna ha perso e che urge riconquistare proprio grazie ad una scienza dello spirituale.

Gli iniziati, i druidi dei Carnuti, mille anni prima di Cristo, ebbero una visione: una donna che stava per partorire; fecero una statua in legno di pero e la misero nella grotta del promontorio granitico, là dove destinavano culti all’Essere del Sole. Questa è la Virgo Paritura di Chartres, che la storia ci dice esser stata nera, forse dal fumo delle torce, o dall’invecchiamento del legno; essa rimase nella cripta della cattedrale fino alla rivoluzione francese, quando i rivoluzionari decisero che era cosa saggia darle fuoco. Della Virgo Paritura è rimasta la sua rappresentazione in pietra sul Portale dei Re. La cattedrale di Chartres è infatti la prima cattedrale dedicata alla Vergine (si chiama infatti Notre Dame de Chartres – Nostra Signora di Chartres) ed è la prima cattedrale ad avere l’effige della Madonna sul portale della sua facciata. Uno scrittore tedesco Otto Von Simson, a ragione secondo me, chiama Chartres “la madre di tutte le Cattedrali”, infatti lei non è solo la prima cattedrale gotica mai costruita, è anche la prima dedicata a Nostra Signora e dal suo impulso sono nate le altre grandi cattedrali dedicate a Notre Dame (Parigi, Amiens, Rouen, Reims, Etampes..ecc.). È la cattedrale archetipica, nel senso dato da Goethe alla sua Urpflanze (la pianta archetipica).

Possiamo capire quindi lo stupore dei primi cristiani quando, giunto il tempo del cristianesimo, trovarono a Chartres la statua della Virgo Paritura ed il suo culto: essi debbono essersi detti: “qui sono cristiani da sempre!” e subito, con l’avvento del cristianesimo Chartres venne legata a Maria.

 

Alcune leggende narrano come, agli albori del cristianesimo, anche Giuseppe D’Arimatea insieme ad un gruppo di primi cristiani giunti dalla Palestina, sia passato di qui con il Graal, la famosa coppa dell’ultima cena, con la quale raccolse il sangue del Cristo dalla croce. La corrente “pagana”, cristiana precristiana, ha agito per un millennio, poi la Virgo Paritura si è unita all’immagine della Vergine Maria e per un altro millennio la corrente cristiana ha formato il luogo dove è sorta poi la Cattedrale.

Verso l’anno 1000 arrivò dall’Italia un personaggio molto speciale, il cui nome è Fulberto. Era un innamorato della Vergine ed un sapiente di grande fama. Quando arrivò a Chartres, nel 1006, aveva già viaggiato molto nella sua vita ed aveva discepoli in diversi luoghi dell’Europa di allora. Stimato anche da re e potenti, possedeva doti di guarigione, dominava la matematica, la geometria, l’astronomia e la musica; conosceva diverse lingue ed era un profondo teologo. I suoi allievi lo chiamavano il “Venerabile Socrate” non solo per i “colloqui vespertini” che intratteneva con loro sul calar del sole, ma poiché riconoscevano in lui qualcuno che insegnava impregnato della saggezza platonica greca. Fulberto fu anche un importante maestro costruttore, al quale dobbiamo l’orientamento e la costruzione della prima cattedrale.

A Chartres visse quella che fu una delle più importanti e luminose scuole del medioevo: la Scuola di Chartres appunto, e Fulberto fu il primo di una serie di importanti maestri che lì vissero ed insegnarono. Personalità oggi sconosciute ma di una grande umanità e saggezza: tra loro ricordiamo i grandi Bernardo Carnotensis, Bernardo Silvestris, Giovanni di Salisbury ed il grande Alano da Lilla, con cui si chiudono i duecento luminosi anni della scuola di Chartres. In essa si cristianizzò il platonismo, poiché l’intera scuola era di coloritura platonica. I maestri platonici di Chartres ed i loro allievi parlavano per immagini: essi erano degli artisti. Essi davano alla filosofia greca, a Platone ed Aristotele la stessa dignità che concedevano alle Sacre Scritture; questo fece sì che spesso la scuola di Chartres ed i suoi personaggi abbiano rasentato l’eretico secondo il cattolicesimo medioevale. In effetti è bellissimo trovare sul già citato portale ovest (chiamato anche il Portale dei Re) la Musica, la Grammatica, Pitagora, Aristotele, i dodici segni zodiacali, il contadino che ammazza il maiale per l’inverno, le scene tratte dalla vita quotidiana dei campi… ecc. Ognuna di queste cose per gli chartriani possedeva la stessa dignità delle scritture sacre: dov’è qui il paganesimo? Dove viene qui considerato il lavoro della terra meno importante della filosofia o della teologia?

Tutte queste scene sono collegate al centro del portale dove appare in una potente immaginazione il Cristo in maestà in mezzo ai quattro esseri viventi dell’Apocalisse. Un crescendo maestoso, bellissimo, che ci parla di tutta la saggezza che è vissuta nella Scuola di Chartres. Vediamo quindi queste correnti (quella celtica precristiana, e quella cristiana del Graal) preparare il terreno su cui poi si formerà la luminosa scuola cristiano-platonica, dedicata ai Misteri dell’Eterno Femminile. Ai Misteri della nascita e della rinascita dell’anima umana.

A Chartres tutto infatti parla di nascita: dentro alla cattedrale, nella sua pavimentazione abbiamo ancora oggi l’unico labirinto originale di una cattedrale giuntoci dal medioevo. Al suo centro vi era l’effige di Teseo che combatteva il Minotauro (giusto per richiamarci a ciò scritto poco sopra sul paganesimo) e il numero delle pietre che lo formano ci rimanda ai giorni della nascita dell’essere umano. A Chartres, tutto ci parla di nascita e di rinascita. L’effige della donna con il bimbo in braccio che riempie la cattedrale (sono circa 175 le raffigurazioni della Vergine in vetro o in pietra) ci rimanda quindi alla rinascita interiore.

Le origini di Chartres, i suoi impulsi spirituali hanno preparato il terreno su cui è sorta la Cattedrale e la Scuola; essi si sono poi eclissati, poiché i tempi non erano più in grado di comprenderli. Possiamo immaginare la cattedrale come un velo (quello di Maria appunto) che cela con i suoi simboli i profondi misteri della nascita lì vissuti da millenni. Oggi, con l’avvento dell’Antroposofia e di una nuova scienza dello spirituale, possiamo riavvicinarci a loro e riscoprirli con una nuova luce.

Il libro dell’Apocalisse ci porta incontro l’immagine della donna rivestita di sole che partorisce un bambino, che il drago vorrebbe divorare (cap.12). Questo fanciullo è la nostra natura solare, spirituale, cristica, che può nascere in noi. Questa è l’immagine della Virgo Paritura dei druidi che offrivano i loro culti al Sole, e che si è realizzata nel centro dell’evoluzione, quando una donna ha dato alla luce il Cristoforo portatore delle forze solari come primizia di ogni essere umano; questa immagine della donna che ha nel suo seno il bambino solare è l’immagine che riempie la cattedrale di Chartres ed è l’immagine stessa dell’Antroposofia. “Sofia” come sappiamo è la sapienza, la saggezza cosmica che impregna l’anima umana e le permette di trasformarsi e poter generare nel suo seno l’uomo nuovo, “l’Anthropos” appunto.

da ArteMedica n.38