La spina dorsale è un organo di consapevolezza Frank Meyer, tratto da Info3

Delle circa 33 vertebre di cui disponiamo, nessuna è uguale all’altra.

Sedetevi comodi su uno sgabello, un cuscino o sul bordo di una sedia. State diritti, senza appoggiarvi, così da lasciare la spina dorsale libera di oscillare al ritmo del respiro e abbandonatevi completamente al suo flusso. Sentite che ad ogni inspirazione la spina dorsale si estende un po’ e che all’espirazione si riduce. Inspirando si estende delicatamente e ad ogni espirazione si piega lievemente. Che effetto fa? Osservate come cambiano il vostro stato di vigilanza e ciò che provate interiormente durante ogni ciclo di inspirazione ed espirazione, fate attenzione a quando siete più vigili, quando più rilassati e quando vi sentite più a vostro agio. Lasciate che il respiro fluisca e prestate attenzione a come vi smuove. Osservate solo ciò che accade senza esprimere valutazioni o volerlo addirittura influenzare. Qualcosa vi respira – limitatevi semplicemente a lasciarlo accadere. Sentite come si riversa l’aria dentro il corpo e come, poi, lo lascia. Abbandonatevi completamente ai movimenti che il respiro fa compiere al corpo e, ogni volta, portate l’attenzione alla colonna vertebrale che, come un tronco di bambù al vento, ondeggia al ritmo del vostro respiro…

Quando, con queste o analoghe parole, durante i miei Workshop introduco una meditazione, faccio io stesso, ogni volta, le più stupefacenti scoperte. Poco tempo fa ho capito che ad ogni inspirazione riproduciamo, in piccolo, il processo evolutivo della conquista della statura eretta per ritirarci subito dopo e uscire dal processo. Perché lo facciamo? O meglio, perché ci accade questo? La risposta dipende forse dalla maggiore vigilanza cui ci aiuta a pervenire ogni inspirazione, vigilanza che possiamo vivere come stimolante, ma anche come minacciosa – una condizione di presenza spirituale, che non può venire mantenuta sempre e che, di per sé, richiede rilassamento e distensione. “Davvero non respiriamo solo aria” dice Rudolf Steiner, bensì “ad ogni respiro inspiriamo ed espiriamo il nostro Io.” O non è addirittura il contrario: non siamo “noi a inspirare o espirare il nostro Io”, non è forse l’Io a respirare “noi”? Come noi dobbiamo la vita al respiro, così la respirazione è in obbligo con l’“Io”, con la vigilanza che cerca continuamente di collegarsi alla propria base corporea rea. Non per nulla, in molti miti della creazione, l’inizio dell’esistenza umana viene fatto risalire all’insuflazione di un alito divino-spirituale.

La spina dorsale:
un drammatico cambiamento di forme. 

La “respirazione dell’Io” è consentita dalla colonna vertebrale eretta, incurvata ad S, grazie alla quale il capo si erge libero e quasi in assenza di gravità – al contrario della maggior parte dei mammiferi che hanno una testa che pende pesante dal tronco. La testa umana è così perfettamente in equilibrio da essere in grado, grazie ai movimenti più impercettibili, di avere percezioni, comunicare e sviluppare molteplici processi di consapevolezza che hanno luogo nel sistema nervoso centrale sito al suo interno. La base di ciò è la spina dorsale che diviene così molto più di un’asta sulla quale è avvitata una testa.

Delle circa 33 vertebre di cui disponiamo, nessuna è uguale all’altra. Se confrontiamo le grossolane vertebre concresciute dell’osso sacro con le mobili ossa cervicali che, salendo, diventano sempre più delicate, si ha davanti a sé il momento culminante di una drammatica trasformazione che va dal basso verso l’alto. Trasformazione che può venire seguita vertebra dopo vertebra attraversando i numerosi stadi intermedi delle vertebre dorsali, toraciche e cervicali. Si tratta di una serie di metamorfosi sulla cui direzione non c’è dubbio alcuno: tutto, salendo, diventa più sottile, più ridotto e al contempo più aperto, consente maggiore libertà di movimento, in una parola viene spiritualizzato. Solo con l’inspirazione, tuttavia, la colonna vertebrale si erge completamente e si mette al servizio della libertà e dell’apertura che essa rende possibile alla testa e ai suoi organi di consapevolezza – una condizione biologica eccezionale, solo di breve durata, prima di venire sospesa con l’espirazione e quindi con il rilassamento e la distensione ad essa connessi.


Per la salute della colonna dorsale:
meditazione e farmaci. 

La meditazione rappresenta sempre un invito ad esplorare cautamente la respirazione e i processi di coscienza ad essi connessi. Al contempo essa può contribuire a mantenere mobile e sana la colonna vertebrale. Il controllo e la coordinazione degli organi di movimento descritti avviene grazie alla partecipazione del sistema nervoso vegetativo. Esso riesce a lavorare meglio quando noi raggiungiamo la pace interiore e regaliamo al nostro corpo un’attenzione salutare.

Dal punto di vista medico la salute della colonna vertebrale può venire sostenuta con preparati a base di bambù, combinato con altre sostanze o solo. Il bambù è un rappresentante molto tipico e particolarmente significativo della famiglia delle poaceae (graminacee), quella di cui fanno parte anche i cereali. In medicina antroposofica questa pianta solida e al contempo elastica è considerata una “metafora naturale di una sana forma e funzione della colonna vertebrale” (Franziska Roemer).

Le parti impiegate sono i nodi disposti ritmicamente, come le vertebre, tra un tratto di bambù e l’altro. Il farmaco ricavatone. “Bambusa e nodo”, in granuli, è una valida terapia di base in molte forme di patologie dorsali – soprattutto se inserita in un progetto globale integrativo del quale fanno parte modifiche dello stile di vita e delle attività volte a migliorare lo stato di salute quali la meditazione e il movimento.

da ArteMedica n. 40