La terapia con Viscum Album Fermentatum. Ne parliamo con: Sergio Maria Francardo, Corrado Bertotto e Giuseppe Fariselli.

Nell’ambito della medicina antroposofica i preparati a base di vischio sono quelli maggiormente e più ampiamente studiati, utilizzati soprattutto per il trattamento adiuvante delle malattie tumorali.
A tal proposito, Rudolf Steiner aveva affermato nella conferenza tenuta a Dornach il 2 aprile del 1920: “Nella lotta contro i tumori si aspira giustamente, si ha il giustificato ideale di poter un giorno rinunciare all’intervento del chirurgo; si tratta di un’aspirazione oggi non ancora realizzabile, a causa delle condizioni igienico-sociali che dovranno esse pure venire trasformate, parallelamente agli altri processi. (…)
Il vischio è (…) certamente il medicamento che, dinamizzato in modo opportuno, dovrà un giorno sostituire il bisturi del chirurgo per quanto riguarda le malattie tumorali. Bisognerà soltanto trovare il modo di usare giustamente soprattutto i frutti del vischio, senza però trascurare altre forze del vischio stesso, per ottenere un vero farmaco.” (O.O. 312)
Dalla profonda intuizione di Steiner sulle potenzialità di questa pianta sempreverde, grazie alla collaborazione della dottoressa Ita Wegman si giunse, da prima, alla messa a punto del rimedio denominato Iscar e, quindi, alla preparazione dell’Iscador®.
Da allora l’utilizzo del Viscum si è diffuso in gran parte dell’Europa, e oggi la terapia antroposofica con vischio è il trattamento più comunemente prescritto nella terapia oncologica complementare nei paesi di lingua tedesca. Già nel 1999, in Germania oltre l’80% dei pazienti oncologici ricorreva alle medicine non convenzionali, di questi circa il 60% usava il Viscum (Stoll, 1999). Sia in Germania che in Svizzera il Viscum album fermentatum. rientra tra i prodotti dispensati dal sistema sanitario.
(fonte: Le malattie tumorali, a cura di O. Sponzilli e G.F. Di Paolo)

Il vischio e la medicina integrata
dottor Corrado Bertotto, medico specialista in medicina generale, già primario del reparto di oncologia integrata presso la Ita Wegman Klinik (Svizzera) ed ora presso la Klinik Arlesheim (Svizzera), nonché membro SIMA (Società Italiana di Medicina Antroposofica).
dottor Corrado Bertotto, medico specialista in medicina generale, già primario del reparto di oncologia integrata presso la Ita Wegman Klinik (Svizzera) ed ora presso la Klinik Arlesheim (Svizzera), nonché membro SIMA (Società Italiana di Medicina Antroposofica).

dottor Corrado Bertotto: “In Europa esistono diversi ospedali e importanti centri oncologici che utilizzano il vischio. In Germania ci sono cinque ospedali, una clinica convenzionata e diverse case di cura e centri riabilitativi. In Svizzera ci sono due Ospedali (ad Arlesheim e a Richterswil), i Centri di Medicina integrata negli ospedali cantonale ed universitari di San Gallo, Zurigo e Berna, il Reparto di medicina complementare a Scuol, la Casa Andrea Cristoforo ad Ascona in Ticino. In Italia invece si trova La Casa di Salute Raphael, casa di cura e centro termale”. “Negli ultimi vent’anni sono stati realizzati numerosi studi clinici, soprattutto in Germania, sui derivati del vischio che hanno messo in evidenza come questi ultimi migliorino la qualità della vita, favoriscano la riduzione degli effetti collaterali di radio e chemioterapia quali nausea, vomito e immunodepressione e allunghino il tempo di sopravvivenza. Questo grazie alla capacità del vischio di stimolare e modulare il sistema immunitario e di stabilizzare e favorire la riparazione del DNA. Producono, inoltre, un potenziamento delle difese endogene, e riducono la predisposizione alle infezioni.
Ragguardevole è anche la riduzione della sintomatologia dolorosa derivante dalla patologia. La somministrazione di preparati a base di vischio, sostanza dal comprovato effetto immunomodulante, effettuata insieme ad altri trattamenti clinici – tra i quali l’ipertemia esogena (total body o locale profonda) e l’ipertermia endogena, ma anche i bagni in dispersione oleosa – possono contribuire in modo sostanziale al benessere del paziente.”
L’albero ospite Nel determinare l’efficacia terapeutica, fondamentale importanza riveste l’albero ospite, ossia il tipo di pianta che ha accolto il vischio, grazie al quale – affermava Rudolf Steiner – è possibile sviluppare una relazione con determinati organi. “Anche nelle indicazioni originali di Rudolf Steiner, l’aspetto dell’albero ospite riveste un ruolo fondamentale nella terapia antroposofica con il vischio. Possiamo infatti vedere come esista una decisa differenza nel trattamento degli adenocarcinomi e dei tumori epiteliali”.
“Semplificando, potremmo dire che nel primo caso sono tendenzialmente indicate tipologie di vischio provenienti dalle latifoglie, quali la quercia e il melo, mentre nel secondo si preferiscono derivati dalle conifere, quindi abete e pino. A questo schema fa eccezione il carcinoma mammario, che rientra tra gli adenocarcinomi. Per questo tipo di carcinoma viene anche indicato, soprattutto nella postmenopausa ma in alcuni casi anche nella premenopausa, il vischio di pino oltre a quello del melo. In ogni caso la scelta del tipo di albero ospite è spesso basata sulle caratteristiche individuali del paziente e della sua storia clinica”.

L’esperienza del medico di famiglia
dottor Sergio Maria Francardo, membro SIMA (Società Italiana di Medicina Antroposofica), docente nei corsi per medici e farmacisti di Medicina Antroposofica, svolge seminari e corsi di alimentazione nell’ambito delle attività legate all’agricoltura biodinamica.
dottor Sergio Maria Francardo, membro SIMA (Società Italiana di Medicina Antroposofica), docente nei corsi per medici e farmacisti di Medicina Antroposofica, svolge seminari e corsi di alimentazione nell’ambito delle attività legate all’agricoltura biodinamica.

Sergio Maria Francardo: “Nel corso della mia carriera mi sono frequentemente trovato ad affrontare il tema della patologia tumorale. Certo, come medico di medicina generale inizialmente non disponevo delle conoscenze proprie a un oncologo ma, grazie al costante rapporto con gli specialisti, ho avuto modo di sviluppare cultura e competenze sull’argomento. Nella mia professione ho quindi avuto modo di maturare un’approfondita pratica nell’utilizzo del vischio a livello terapico. Quello che mi ha confortato e mi ha dato coraggio è la possibilità, anche per un medico non oncologo, di stare vicino al paziente e di aiutarlo riguardo a tantissimi aspetti.
Anzi, rispetto allo specialista, il medico di famiglia ha il vantaggio della relazione che si crea con il paziente; relazione destinata a durare nel tempo. Una naturale vocazione a proteggere l’organismo Nella mia carriera professionale ho avuto diversi pazienti tumorali, alcuni dei quali seguo da oltre trent’anni. Nel tempo si è venuto quindi a creare un coinvolgimento che riguarda la biografia, la stessa vita delle persone. È questo un aspetto che conferisce al medico di famiglia un’ulteriore responsabilità, in quanto il paziente sviluppa una fiducia che non è solo legata al rapporto professionale ma anche a quello personale, frutto delle esperienze vissute assieme.
Ad esempio, mi sono trovato più volte ad affrontare il tema dei fibromi e dei miomi uterini. Quello che mi ha colpito in questi casi è il fatto che siano strettamente connessi con gli aspetti profondi della vita della donna. Così, mi è capitato di assistere alla loro regressione e anche alla loro scomparsa nel momento in cui, nella relazione con la paziente, è emerso un elemento fondamentale della sua storia personale più intima.
Per questo occorre portare nella sede tumorale le forze animiche. In questo senso la terapia con il vischio ha naturalmente delle indicazioni in quanto il compito del vischio è proprio quello di riportare il corpo vitale e il corpo animico in connessione, di ricreare un dialogo per dissolvere la dissociazione che è alla base della crescita tumorale.
In fondo il vischio è un parassita che non fa del male alla pianta, e ha una naturale vocazione a proteggere e a difendere l’organismo dagli attacchi del mondo”. Interessante ricordare a questo proposito quanto affermato del biologo Rolf Rüdiger Dorka per il quale “se si osserva il vischio dal punto di vista della metamorfosi evolutiva si può certo parlare di un’immagine animica e di un’immagine spirituale. Immaginativamente, nella sua metamorfosi il vischio sviluppa qualcosa che ricorda il seme all’interno del frutto e ciò rimanda all’animico che, in esseri superiori, diviene qualcosa di autenticamente astrale”.

Utile anche a livello di prevenzione
dottor Giuseppe Fariselli, medico oncologo, ex dirigente medico all’Istituto Nazionale per lo Studio e la Cura dei Tumori di Milano, Divisioni di Chirurgia Oncologica, Oncologia Medica
dottor Giuseppe Fariselli, medico oncologo, ex dirigente medico all’Istituto Nazionale per lo Studio e la Cura dei Tumori di Milano, Divisioni di Chirurgia Oncologica, Oncologia Medica

dottor Giuseppe Fariselli: “A un certo punto della mia carriera di medico all’interno dell’Istituto Tumori di Milano ho cominciato a rendermi conto che, nonostante tutte le grandi novità di cui potevamo allora finalmente disporre, eravamo ancora lontani dalla possibilità di guarire la maggior parte delle persone ammalate di cancro”, ricorda il dottor Giuseppe Fariselli. “Per questo ho cominciato a cercare nuovi percorsi in grado di integrare le mie conoscenze rispetto alla medicina ufficiale che avevo fino ad allora studiato. Mi sono quindi avvicinato alla medicina antroposofica e ho iniziato a utilizzare il vischio, anche se all’inizio con una certa titubanza. Avevo infatti degli amici che avevano avuto il cancro e che si erano curati con il vischio. Ho quindi iniziato a trattare i pazienti con questo tipo di terapia, utilizzandola sempre in abbinamento con le terapie convenzionali.
Tra le patologie che affliggono i pazienti che ho attualmente in cura, la più diffusa è sicuramente il tumore della mammella, ma curo anche persone affette da altri tipi di tumore, in particolare dell’apparato digerente, polmone, rene, utero, linfomi, melanomi e sarcomi.
Utilizzo il vischio non solo contemporaneamente alle terapie convenzionali, ma fin dal primo impatto con una diagnosi di cancro accertato o anche solo sospetto, al termine dei trattamenti, in caso di recidive o metastasi. In tutti questi casi ho sempre registrato un netto miglioramento della qualità di vita del paziente che assumeva il vischio. Oltre alla riduzione del dolore che poteva essere così tenuto sotto controllo.
Ma non solo. Il vischio può oltretutto essere utilizzato a livello preventivo, ed è generalmente privo di effetti collaterali”, ha concluso il dottor Giuseppe Fariselli. “L’ho provato su di me e mi sento di consigliarlo”.


Il futuro del vischio

dottor Emilio Zavattaro Medico membro SIMA (Società Italiana di Medicina Antroposofica) Responsabile del Servizio scientfico WELEDA ITALIA S.R.L.
dottor Emilio Zavattaro
Medico membro SIMA (Società Italiana di Medicina Antroposofica)
Responsabile del Servizio scientifico Weleda Italia.

dottor Emilio Zavattaro: L’estratto di vischio elaborato come Viscum album fermentatum (Iscador® denominazione internazionale) è un medicinale sviluppato dalle conoscenze mediche e farmaceutiche antroposofiche. Si tratta di una risorsa fondamentale per la terapia del paziente con malattia tumorale e ciò che impressiona ancor di più è il fatto che ha in sé la possibilità di rispondere a 360° alle necessità del paziente stesso e del medico. Infatti agisce sia direttamente sulle cellule tumorali provocandone la morte, sia indirettamente sul tumore migliorando la capacità del sistema immunitario di controllarlo; inoltre protegge il paziente dagli effetti collaterali sviluppati dalla chemio e radioterapia sia a livello cellulare, velocizzando i processi riparativi delle cellule sane, sia a livello globale inducendo nel paziente una generale sensazione di benessere testimoniata anche da tutti i questionari sulla Qualità della vita somministrati a scopo di ricerca. La sua prescrizione da parte del medico, sebbene orientata da linee guida generali, non è rigidamente legata a un protocollo e richiede di essere affinata ascoltando con attenzione le reazioni che il paziente racconta di avere alla terapia. Questa attitudine all’ascolto del paziente che il Viscum album fermentatum sollecita al medico, apre anche la possibilità di entrare nella sua biografia avviando così un processo di attribuzione di significato della malattia e di riconoscimento di sé, elementi non meno importanti dei farmaci in un percorso di guarigione. Sono questi, in sintesi, i motivi che hanno reso il Viscum album fermentatum il medicamento della medicina non convenzionale più prescritto in ambito europeo nella pratica dell’oncologia integrata. Accanto all’esperienza clinica di molti medici che si è sviluppata negli ultimi cento anni, l’enorme mole di
dati e studi scientifici oggi disponibili che mostrano i benefici di questo preparato è l’ultima e stringente evidenza che appare poco etico non prendere in considerazione. Tutti i medici che hanno voluto e potuto offrire ai loro pazienti questo straordinario medicamento sperano per il futuro in un suo possibile riconoscimento come farmaco registrato a tutti gli effetti anche in Italia.

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