La via del benessere. Una visione olistica di mente e corpo. Intervista ad Alberto Rigoni


Un numero crescente di persone si rivolge oggigiorno alla naturopatia per trovare risposte non solo a problemi di salute legati allo stress quotidiano o all’invecchiamento, ma anche, e forse soprattutto, per superare quello stato di profondo malessere psicofisico che impedisce a tanti di vivere a pieno e con soddisfazione la propria vita. Di questo e di altri argomenti parliamo con Alberto Rigoni, naturopata di grande esperienza.

Quali sono le finalità della naturopatia?
Alberto Rigoni - Naturopata
Alberto Rigoni – Naturopata

Fin dalle sue origini, la naturopatia si è presentata come una pratica multidisciplinare costituita da diversi approcci teorici e da svariate tecniche applicative. Per questo la figura del naturopata, dal punto di vista professionale, fa riferimento a numerose discipline, tutte valide e nessuna da escludere. Naturalmente, ciascun operatore individua tra queste l’indirizzo terapeutico a lui più congeniale. C’è chi predilige i Fiori di Bach, chi la fitoterapia o l’oligoterapia, e via dicendo. Ma, in definitiva, quello che risulta fondamentale per il naturopata non è tanto la disciplina cui fa riferimento, né il fatto che ricorra alla prescrizione di un fitofarmaco o di un rimedio omeopatico, quanto la capacità di risalire alle cause profonde di una determinata disfunzione. Solo in questo modo è possibile aiutare veramente chi si rivolge a noi a ritrovare il giusto equilibrio psico-fisico, la cui perdita è causa di malessere, a volte anche grave.

Qual è il suo personale approccio alla naturopatia?

Personalmente ho sempre considerato la naturopatia come una missione il cui fine primario è consentire alle persone di conservare lo stato di equilibrio a livello fisico e mentale.
Per contro, nella maggioranza dei casi, la tendenza è quella di rivolgersi al naturopata come ultima spiaggia, quanto si è ormai provato tutto senza ottenere alcun miglioramento significativo. Certo, anche in questi casi possiamo cercare di intervenire per ripristinare il giusto benessere.
Il vero compito del naturopata, però, in realtà dovrebbe essere simile a quello del terapeuta nei paesi orientali. In Oriente si va dal medico, e lo si paga, perché prescriva quanto è necessario per conservare la propria buona salute; quando poi ci si ammala, si chiama il medico ma non lo si paga.
Ecco, il mio scopo è proprio quello di aiutare quanti si rivolgono a me a mantenere un armonico stile di vita, condizione fondamentale per prevenire le malattie e mantenersi in buona salute. Ho clienti che vengono da me da anni e sono anni che non prendono un raffreddore.

Cosa avviene durante il consulto naturopatico?

Il consulto naturopatico è un’indagine multidisciplinare profonda sullo stato generale dell’individuo in rapporto con l’ambiente in cui vive. Per poter intervenire in modo risolutivo occorre infatti tener conto non solo dei fattori fisiologici ma anche degli aspetti mentali che hanno generato lo stato di disequilibrio. Per cui, quando mi trovo di fronte a una persona che ancora non conosco, cerco in primo luogo di cogliere cosa questa mi trasmette a livello energetico. Le chiedo che cosa posso fare per lei e mi pongo in posizione di ascolto. Rivolgo quindi particolare attenzione non solo alle disfunzioni di cui si lamenta, ma al timbro della voce, alle parole e agli aggettivi che utilizza, alle pause, ai momenti di indecisione. Tutti questi segnali mi forniscono una specifica chiave di lettura per interpretare nel giusto modo quanto mi viene raccontato.

Quali sono le principali competenze di cui necessita un naturopata?

Bisogna partire dalla considerazione che le ragioni che spingono una persona a rivolgersi al naturopata sono molteplici. Ne esiste però una che sovrasta le altre: la necessità, per così dire, di crearsi un alibi per essere a posto con la propria coscienza.
Un espediente comune che tutti usiamo per sentirci in pace in quanto abbiamo finalmente fatto qualcosa per risolvere il problema che ci affligge.
Non è infrequente che chi soffre non voglia affrontare il proprio malessere, ma cerchi piuttosto di negarne l’esistenza, di nasconderlo. Da qui la tendenza a mentire a se stessi e, di conseguenza, al terapeuta.
Nella mia pratica professionale ho spesso riscontrato come le persone siano solite reagire in modo elusivo quando vengono poste domande che possono mettere in luce il loro disagio. In alcuni casi forniscono risposte volutamente imprecise se non addirittura menzognere.
Da qui il rischio per il naturopata di essere, in un certo modo, depistato, e di non riuscire a individuare correttamente le cause della disfunzione.
Per questo faccio ricorso a strumenti che sono anche legati alla mia sensibilità personale, alla mia capacità di percepire problematiche che vanno oltre il significato letterale delle parole.
Certo, queste non sono cose che si apprendono semplicemente seguendo questo o quel corso ma si acquisiscono attraverso anni di pratica, con l’esperienza diretta sul campo.

Ci potrebbe fare un esempio pratico in merito quanto ci ha detto in precedenza?

Prendiamo una persona che soffre di insonnia. Se ci limitiamo all’analisi del sintomo in quanto tale, saremmo tentati di ricorrere semplicisticamente a un approccio fitoterapico, per cui si potrebbe consigliare al soggetto di assumere della passiflora.
Per carità, non che questa sia una procedura sbagliata.
E questo tipo di intervento potrebbe anche essere sufficiente per risolvere, del tutto o in parte, i disturbi del sonno.
In realtà, procedendo soltanto all’eliminazione dei sintomi la causa reale, quella più vera e profonda, non viene neanche scalfita. E prima o poi questa problematica negata si manifesterà di nuovo ingenerando un’altra patologia. Occorre, invece, indagare e trovare quali sono le motivazioni profonde per risolvere il problema alla radice.
Potremmo così scoprire che il motivo per cui si soffre di un sonno inadeguato o anormalo risiede in una disfunzione legata a un modo scorretto di vivere la sessualità.

Quanto è importante una corretta sessualità per poter condurre una vita sana?

La sessualità è il big bang della vita, tutto nasce dalla sessualità: nel bene e nel male.
È quindi pressoché inevitabile che qualunque disturbo nella vita sessuale abbia ricadute profonde sul piano non solo psicologico ma anche fisico.
Qualche tempo fa è venuta nel mio studio una donna poco più che trentenne, con una miriade di problemi a livello fisico, di cui non era riuscita a venire a capo. Soffriva in modo eccessivo il freddo, anche se in casa teneva il riscaldamento oltre i 25 gradi, e presentava difficoltà di digestione.
Nel corso del nostro colloquio preliminare siamo riusciti ad arrivare al dunque di una verità che fino ad allora non era mai riuscita a confessare.
In effetti, l’origine dei suoi problemi era imputabile a un’esasperazione del desiderio al quale cercava di dare sollievo, oltre che con i rapporti con il proprio partner, anche con l’autoerotismo.
Non entro nei dettagli, ma appare evidente che una persona, in queste condizioni, non potrà mai stare bene. E che i suoi problemi non potranno essere risolti prescindendo da un’attenta analisi della sfera sessuale.

Se il sesso può essere causa di problemi è altrettanto evidente che, naturalmente, è grazie al sesso che perpetuiamo l’esistenza del genere umano.

Certo. D’altra parte è ormai assodato che un individuo concepito con una sessualità non corretta, accuserà nella vita profondi disequilibri. Per questo mettere al mondo un figlio in modo cosciente non deve essere il risultato di un mero atto sessuale, più o meno casuale. Occorre una specifica preparazione al concepimento. Una preparazione che vale per entrambi i genitori e che deve durare, come avviene per la gestazione, nove mesi.
Anche l’atto sessuale stesso, il momento del concepimento, deve essere consumato in modo da generare un adeguato stato energetico, indispensabile a definire l’anima del proprio figlio, così da fornirgli le solide basi per un futuro sano e sereno.

Invecchiando si può ancora avere una vita sessuale soddisfacente?

Il sesso non ha età, ma ciascuna età ha il suo sesso. Non è quindi detto che una persona avanti negli anni non possa essere ancora sessualmente attiva. Certo, più andiamo avanti con gli anni più subentrano altre problematiche che possono in parte inibire l’attività sessuale. Ma esiste anche una sessualità adatta alle persone avanti con gli anni.

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