Nutrire il corpo e l’Io Luigi Orsucci, pediatra con orientamento antroposofico

L’alimentazione è qualcosa che tocca tutti noi molto da vicino, non è un’ astratta questione filosofica, ma un problema molto concreto e pratico con cui ci confrontiamo quotidianamente.

 

In merito all’alimentazione, ogni essere umano ha le sue opinioni, che difende a spada tratta. Ci sono anche tanti modi di dire legati al cibo: Il vino fa buon sangue!, Le arance sono d’oro alla mattina, di piombo alla sera. Io do alcune indicazioni maturate in decenni di esperienza pediatrica e di studio dell’antroposofia.

Prima di parlare dell’alimentazione del bambino, proviamo ad osservarlo nelle prime fasi della sua vita. Nel suo primo anno di vita il bambino, o per meglio dire il lattante, compie un’evoluzione meravigliosa, fa delle conquiste prodigiose. In lui avvengono dei processi di crescita e dei cambiamenti enormi, sia nel corpo che nella parte animico-spirituale. In 12 mesi il peso corporeo viene triplicato (da circa 3 kg alla nascita a circa 9 kg ad un anno). E nell’anima, in questo periodo il bambino si apre al mondo.

Alla nascita il neonato è tutto chiuso in se stesso, gli occhi sono chiusi, ha lunghissime pause di sonno, non ha nessuna capacità di interagire con l’ambiente e con le persone che ha attorno. Se lo rivediamo dopo un anno, siamo colpiti dai progressi incredibili che ha fatto: con le manine riesce ad afferrare con precisione anche una briciolina di pane, nello spazio ha conquistato la stazione eretta, talvolta sa già camminare, e, fiero di aver raggiunto la verticalità, guarda il mondo con occhi diversi, è un grande osservatore, e davvero nulla sfugge alla sua attenzione. Quando si volge verso di noi, ci guarda dritto negli occhi con sguardo penetrante e indagatore.

Il primo anno di vita

Qual è l’alimentazione giusta in questo primo anno di vita? Il latte materno è l’alimento ideale nei primi mesi di vita, su questo punto sono d’accordo tutti gli specialisti. Ma fino a quando è bene continuare l’allattamento al seno? Su questo punto ci sono tante opinioni diverse. Ritengo saggio interrompere l’allattamento al seno quando il bambino conquista la posizione eretta. Vediamo perché. È l’Io del bambino che gli consente di raggiungere la verticalità (e nei mesi seguenti di camminare, poi parlare, quindi di pensare). L’Io è quell’entità spirituale che è al centro della natura umana. L’antroposofia ci svela che il latte materno contiene non solo zuccheri, proteine e grassi, ma anche le forze strutturanti dell’Io materno che sono necessarie al bambino nei primissimi mesi di vita, quando questo ha il proprio Io ancora molto poco presente, molto poco incarnato. Ma quando l’Io del bambino manifesta la sua presenza, facendogli assumere la posizione eretta, ha un senso che la mamma continui ad allattare? Il bambino non ha più bisogno delle forze strutturanti dell’Io materno, così come alla nascita non ha più bisogno dell’utero materno, ma vuole venire al mondo, e vedere la luce del sole!

Quando comincia lo svezzamento?

Nei primi 6/7 mesi di vita, il latte materno dovrebbe essere l’unico alimento che riceve il bambino. Raggiunta questa età si possono introdurre cibi diversi dal latte: frutta, verdura, cereali. La frutta si può dare a metà mattina e metà pomeriggio, ma lontano dagli altri cibi, altrimenti tende a fermentare nell’intestino. Con le verdure e i cereali si preparano le prime pappe. I cereali con cui iniziare lo svezzamento dovrebbero essere il miglio e il riso, privi di glutine e facilmente digeribili. Come verdure, all’inizio si può dare carota, bietola e zucca gialla (in inverno) o zucchine (in estate). Così si danno tutte le parti di una pianta: una radice, una foglia, un frutto. Ci sono però lattanti che hanno bisogno di più della radice che del frutto, e a cui vanno date più carote e meno succo, ed altri invece hanno bisogno di maggiori quantità di succo e meno carote. Fa parte della visita medica antroposofica valutare queste cose.

Carote e patate, Sole e terra

Sconsiglio l’uso della patata nella prima infanzia. Vediamo perché. Per arrivare a conoscere la vera natura della patata, mettiamoci davanti ad essa con tutti i nostri sensi ben aperti. Che cosa ci dice delle patate il senso del gusto? Ci dice che la patata è immangiabile quando è cruda: è disgustosa. In questo differisce radicalmente dalla carota che è deliziosa anche cruda. Si può quindi dire che il senso del gusto ci mostra che abbiamo una avversione per la patata. Un altro senso, il senso della vista, ci chiarisce meglio la natura di questa avversione: guardando la carota, rimaniamo meravigliati dal suo bellissimo color arancione, così vivace, così caldo. Si può così comprendere che la radice della carota ha un rapporto con il mondo della luce, con il mondo dei colori, con il Sole (da cui proviene la luce). E si è proprio contenti di nutrire il bambino con le carote, perché anche lei viene dalla sfera della luce e del sole. Nella patata è presente invece il freddo e l’oscurità della terra. Per renderla appetibile dobbiamo cuocerla, dobbiamo cioè fornirle noi in modo artificiale il calore che le manca. I bambini che mangiano tante patate richiamano anche nella sfera del pensare di essere troppo legati alle forze negative presenti nella terra: tendono a sviluppare un pensiero “terra-terra”, un pensiero privo di entusiasmo, ma rivolto solo alle cose materiali. Altre radici importantissime nell’alimentazione del bambino piccolo e, ahimè, poco usate, sono il sedano-rapa, il topinambur, la barbabietola rossa. Tutte radici ottime anche crude. Adesso che siamo in inverno, è bene mangiare tante radici. Infatti in questa stagione le piante perdono le foglie, perché le loro forze vitali lasciano la parte aerea del vegetale e si ritirano nella radice.

da ArteMedica n. 40