Parliamo di mamme… e di allattamento intervista al dottor Gaudenzio Garozzo, medico chirurgo specializzato in medicina tradizionale cinese

Partiamo dal neonato. È ormai diffusamente riconosciuto che il latte materno è l’alimento ideale per il neonato. Ma, nel caso vi siano difficoltà della madre ad affrontare l’allattamento, cosa consigliare?

Innanzi tutto la Medicina Tradizionale Cinese interviene nella maggior parte delle difficoltà restituendo alla madre del bimbo il piacere dell’allattamento. L’analisi del problema nello specifico potrà portare alla risoluzione dello stesso; in Medicina Tradizionale Cinese si utilizza l’agopuntura insieme a consigli dietetici specifici che potranno portare la mamma a poter nuovamente allattare (una ricetta famosa è quella del piedino del maiale cotto con i fagioli neri).

Una vecchia pratica nelle campagne italiane era nutrire il bambino con latte di capra allungato con acqua, ritenendolo il latte più simile a quello materno. Esistono in commercio anche infinite varietà di latte in polvere e/o liofilizzato e, negli ultimi tempi, si sta diffondendo l’uso di latti di derivazione vegetale. Quali sono i suoi consigli in merito?

Parliamo, quindi, di uno stato patologico di impossibilità all’allattamento al seno materno. Dobbiamo ricordare che il latte dei mammiferi non è solo un alimento per il nuovo nato ma ne costruisce nei primi mesi anche il sistema immunitario. L’uomo nel corso del suo sviluppo si è differenziato dagli animali in maniera molto netta. Questa differenza, che è stata poi l’origine delle scoperte della razza umana, non permette alla stessa di comportarsi come un milione di anni fa. Per essere più chiari: il latte di qualsiasi mammifero porta con sé il sistema immunitario della specie a cui appartiene.
Bere il latte di capra significa appropriarsi del sistema immunitario della capra che però entrerà in competizione con il nostro. Da ciò la facilità a manifestare, in seguito, allergie, intolleranze e in generale alterazioni del nostro sistema immunitario. Il mio consiglio quindi è trovare il modo di far allattare il bimbo alla mamma.

Veniamo agli orari e ai ritmi dell’alimentazione. Alcuni studi dimostrerebbero la capacità di autoregolazione del bambino nella richiesta di alimentarsi senza seguire schemi e orari prestabiliti. Addirittura, se non si impara a riconoscere i segnali premonitori della necessità di alimentazione del neonato (movimenti nel sonno, l’avvicinare il pugno alla bocca, versetti sommessi…) e non si impara ad assecondarlo, si possono avere conseguenze importanti, come mancanza di crescita adeguata, mancanza di latte, svezzamento precoce non voluto, casi di coliche. Cosa ne pensa di queste teorie a sostegno dell’allattamento a richiesta? Secondo lei è importante fornire al neonato prima, e al bambino poi, un ritmo nell’alimentazione? O il bambino ha una capacità innata di autoregolarsi?

Prima di parlare del bambino dovremmo parlare della mamma e delle sue abitudini alimentari. Molte mamme hanno pessime abitudini alimentari che nella fase dell’allattamento si riflettono poi con variazioni di compartimento alimentare del nascituro.
Ma le mamme hanno anche pessime abitudini di vita, trascurando molto spesso la relazione madre-figlio in favore del lavoro.
Questo porta il bimbo a una richiesta continua e spasmodica del latte vissuto come legame imprescindibile con la mamma. Quindi prima di controllare le abitudini del bimbo dovremmo educare le mamme a mantenere uno stile di vita sano e armonico.

Sempre parlando di ritmi e autoregolazione del bambino, secondo lei c’è un’età “giusta” per lo svezzamento?

Se lasciassimo la scelta al bimbo o alla mamma ci troveremmo di fronte a situazioni assurde. Per l’essere umano il periodo della gravidanza è 9 mesi e nessuno può obiettare su questo. Così dovrà essere quello dello svezzamento. Ci sono tendenze e abitudini che portano ad allungare il periodo dell’allattamento anche fino ai 3 anni. Tutto ciò avviene perché non c’è la consapevolezza dei danni che mamma e figlio subiranno in una tale condizione. La Medicina Tradizionale Cinese lo spiega perfettamente.

Il periodo dello svezzamento è un periodo molto delicato per i genitori, spesso fonte di ansia sulla scelta degli alimenti da introdurre, in che tempi e in che modi. Oggi, ci sono anche diverse tendenze alimentari, come veganesimo, vegetarianesimo, crudismo… Ci può dare qualche indicazione?

Ricordo ancora una volta che l’essere umano non è più un animale.
Quindi la sua dieta, che è cambiata nei millenni, non può più tornare indietro. Non possiamo parlare di alimentazione vegetariana, vegana, crudista, fruttariana ed altro, perché dovremmo imparare a conoscere quali sono gli alimenti necessari per l’Uomo. Ma una volta che ci siamo fatti questa domanda, dovremmo anche saper distinguere quali sono gli alimenti necessari alle diverse persone (maschi e femmine). Le conoscenze scientifiche sull’alimentazione perdono sempre di vista l’aspetto energetico della stessa. Che significa quindi vegano, vegetariano, fruttariano etc. se non sappiamo a quale uomo saranno poi indirizzati? Non esiste un’alimentazione assoluta ma invece una scelta alimentare personalizzata che può curare le varie carenze che ogni individuo accumula nel corso della propria vita.
Uno dei punti cardine della Medicina Cinese è che questa riconosce nell’alimentazione tre veleni assoluti: il sapore salato, il dolce e l’amaro. Ne consegue che il sale, lo zucchero e il caffè dovrebbero essere banditi dalla nostra alimentazione.

Una delle questioni più controverse in famiglia con i bambini più grandicelli è la scelta di merende e spuntini. Come regolarsi?

La frutta va in assoluto considerata come il migliore sistema di alimentazione tra i pasti.

Si fa un gran parlare di educazione alimentare, anche nelle scuole vi si pone spesso l’accento. Ma quanto conta la teoria e quanto l’educazione in famiglia, ovvero l’esempio dei genitori?
dottor Gaudenzio Garozzo
dottor Gaudenzio Garozzo medico chirurgo specializzato in medicina tradizionale cinese.

Andrebbe insegnata la Medicina Cinese al fine di far capire che gli alimenti non devono essere scelti solo in base al loro apporto di nutrienti quali proteine, glucidi, lipidi e altro, ma aggiungendo la nozione di natura e sapore che ci permette di capire quando un alimento deve essere mangiato e per quali persone va consigliato.
In definitiva la dietetica dovrebbe essere considerata come una risorsa per stare meglio e non come una moda per affermare correnti di pensiero che però non hanno la capacità né la consapevolezza delle funzioni delle sostanze alimentari.
In conclusione, direi no a una dieta che a priori esclude alcune sostanze alimentari, sì a una che, invece, può consigliare quelle giuste per l’individuo in esame.
La parte dei genitori è quella più importante perché è da loro che ne deriva l’insegnamento.

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