Uomo o merce? Da più parti si levano voci di accusa verso una società in cui la vita dell’uomo viene trattata alla stregua di una merce. E questo avviene non soltanto nei Paesi del terzo mondo, ma anche nella nostra civilissima Europa.

Miliardi sono gli esseri umani che patiscono la fame e non dispongono di sufficienti risorse idriche. Milioni le persone, in fuga da guerre e persecuzioni, che vagano alla ricerca della salvezza. Ogni giorno bambini sono rapiti, venduti come schiavi o costretti a lavorare come soldati. Il nostro mondo sembra affacciarsi su un terribile abisso. Perché ci ritroviamo in una situazione così difficile? È ancora possibile cambiare?

Tante, innumerevoli tragedie quotidianamente si ripropongono e vedono l’essere umano, ormai ridotto allo stato di merce, diventare vittima dei suoi stessi simili. Vittime di atti perpetrati senza pietà e senza scrupoli, da esseri umani su altri esseri umani. «(…) L’aspetto oscuro della vita si apre su un terribile abisso di proporzioni inimmaginabili e talmente complesso e articolato che non è possibile cogliere tutti gli aspetti degli orribili, singoli destini.
Viviamo in un sistema che si muove verso la manipolazione totale e l’asservimento dell’uomo, la limitazione della libertà, la perdita di valori e la voluta distruzione dell’Io, verso il soffocamento di qualsiasi impulso spirituale, verso la realizzazione tecnica di ogni aspetto della vita. Tolleriamo che un miliardo di esseri umani patisca la fame e non abbia acqua pulita, non a causa di catastrofi naturali ma per opera dell’uomo. Accettiamo che milioni di persone, in fuga da guerre, vaghino senza fine. Consentiamo che esseri umani vengano torturati e siano oggetto di abusi, che siano uccisi per l’espianto di organi o che bambini siano costretti a vivere e lavorare come soldati o schiavi; lasciamo che futuri esseri umani, con violenza ritualizzata, vengano strumentalizzati già nel grembo materno o che da piccolissimi – per i perversi scopi individuali di alcuni – vengano distrutti nella loro essenza umana. Non ci curiamo del fatto che ci siano persone che lavorano in condizioni disumane e addirittura muoiano nelle miniere o nei giacimenti minerari, nelle piantagioni come in smisurati capannoni, solo perché si possa soddisfare il nostro bisogno di beni di consumo a prezzi economici».
È partendo da osservazioni come queste che ha preso avvio la ricerca di Peter Krause. Una ricerca che dura ormai da molti anni e di cui ci ha dato testimonianza in svariate pubblicazioni. In particolare ne La mercificazione dell’uomo – il Quaderno di Flensburg recentemente pubblicato dall’Editrice Novalis – Krause ci propone una summa delle sue indagini, un momento riassuntivo delle sue esperienze e delle sue riflessioni. Leggendo questo Quaderno di Flensburg, potremo renderci conto verso quali abissi ci stiamo, con gravissime conseguenze, muovendo. «È la via che conduce al tentativo della totale distruzione dell’essere umano, sin dentro il nucleo della sua essenza spirituale. È la via che esclude qualsiasi buona spiritualità. È la via che rivela chiaramente che una vita senza spirito, senza una visione spirituale del mondo, non può che portare all’abisso, all’annientamento». Ma Peter Krause non si limita a farci spaziare con lo sguardo sull’abisso; ci ricorda, anche, che ogni ombra si manifesta perché esiste la luce. Non bisogna quindi abbandonarsi, rassegnati. Perché la risposta, la soluzione è in ciascuno di noi. Da solo o assieme agli altri, nel posto che la vita gli ha assegnato, ciascuno di noi può fare qualcosa per la guarigione della Terra, per salvare il nucleo spirituale degli esseri umani e per rivitalizzare la reciproca collaborazione e quella con gli esseri soprasensibili.

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